Lee Hardman di MUFG afferma che il Brent ha superato brevemente gli 82 dollari, poi è sceso sotto gli 80 tra i timori di un’interruzione delle forniture nello Stretto di Hormuz

    by VT Markets
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    Mar 3, 2026
    Il Brent è salito nella notte fino a 82,37 USD, poi è sceso di nuovo sotto 80 USD al barile, mentre i trader valutavano il rischio di interruzioni nelle forniture di petrolio in Medio Oriente. Questo movimento ha aggiunto un *premio di rischio* ai prezzi (cioè un costo extra dovuto alla paura di eventi negativi). Bloomberg ha riferito che il traffico di petroliere nello Stretto di Hormuz si è quasi fermato, per una pausa decisa dagli armatori e dai trader. Le petroliere si stanno accumulando fuori dal passaggio mentre le società cercano informazioni più chiare sulla sicurezza.

    Rischio di fornitura nello Stretto di Hormuz

    Lo Stretto di Hormuz è un punto di passaggio obbligato: ogni giorno vi transita di solito circa un quinto del petrolio mondiale e del gas naturale liquefatto (*GNL*, gas raffreddato fino a diventare liquido per poterlo trasportare più facilmente). Le interruzioni stanno aumentando le preoccupazioni sulle forniture energetiche globali. Si prevede che i prezzi del petrolio manterranno un premio di rischio geopolitico (un sovrapprezzo legato a tensioni tra Paesi) ancora per un po’. Ulteriori aumenti dei prezzi potrebbero peggiorare le condizioni economiche generali (*condizioni macroeconomiche*, cioè l’andamento complessivo di crescita, inflazione e consumi), con effetti più probabili in Asia ed Europa. Stiamo osservando un’elevata volatilità sul Brent, con un salto oltre 82 USD e poi un ritorno sotto 80. Questa dinamica deriva dai timori di un blocco delle forniture in Medio Oriente. Il mercato sta includendo un premio di rischio geopolitico che va considerato nelle strategie delle prossime settimane. La causa principale è il quasi totale stop delle petroliere nello Stretto di Hormuz, un passaggio cruciale per l’economia globale. Più di 21 milioni di barili di petrolio, circa un quinto della fornitura giornaliera mondiale, passano normalmente da qui. La pausa degli armatori crea incertezza sulla disponibilità reale di petrolio (*offerta fisica*, cioè la quantità consegnabile e trasportabile) e alimenta acquisti speculativi (acquisti fatti solo per puntare su un rialzo dei prezzi).

    Strategie con opzioni per la volatilità

    Con questa incertezza, i trader possono valutare l’acquisto di *opzioni* (contratti che danno il diritto, non l’obbligo, di comprare o vendere a un prezzo prefissato) per sfruttare la volatilità in aumento. La *volatilità implicita* (la volatilità “attesa” e già inclusa nel prezzo delle opzioni) su Brent e WTI (*WTI*, altro tipo di petrolio di riferimento, usato soprattutto negli USA) sta salendo, segnalando attese di forti oscillazioni. Avere opzioni permette di guadagnare da un grande movimento del prezzo limitando la perdita massima. Per chi si aspetta un rialzo, comprare *call* (opzioni per comprare) o creare *bull call spread* (strategia con due call: una comprata e una venduta, per ridurre il costo ma anche il guadagno massimo) offre un modo diretto per puntare su un possibile picco. È più efficiente in termini di capitale rispetto a tenere *futures* (contratti che obbligano a comprare o vendere in futuro a un prezzo fissato), soprattutto perché una rapida riduzione delle tensioni (*de-escalation*, cioè calo improvviso del rischio) potrebbe cancellare il premio di rischio in poco tempo. Bisogna essere pronti a un rialzo se la situazione peggiora. Basta ricordare gli attacchi con droni agli impianti petroliferi sauditi del 2019 per capire quanto sia fragile la catena di fornitura. Quell’evento fece salire i futures sul Brent di quasi il 20% in una sola seduta. L’attuale situazione nello Stretto di Hormuz potrebbe avere un impatto ancora più forte sui prezzi globali. Per portafogli esposti ai costi dell’energia, come trasporti o industria, è un momento importante per fare *copertura (hedging)*, cioè proteggersi da movimenti avversi dei prezzi. Comprare futures o call può difendere da un balzo verso 90 o anche 100 USD al barile. Il costo di questa protezione potrebbe essere molto più basso della perdita potenziale se non si è coperti. Le conseguenze economiche saranno probabilmente più forti in Asia ed Europa, che dipendono molto da queste spedizioni. Conviene monitorare un possibile indebolimento delle economie dei grandi importatori come Cina, Giappone e India. Questo potrebbe creare opportunità indirette di trading su valute e mercati azionari, mentre affrontano costi energetici più alti.

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