Il mercato del lavoro giapponese mostra un lieve indebolimento
A gennaio il tasso di disoccupazione è risultato leggermente più alto del previsto, al 2,7%: un segnale piccolo ma chiaro che il mercato del lavoro giapponese potrebbe perdere slancio. Questo dato, da solo, non è uno shock, ma si inserisce in un quadro di economia che rallenta. Per noi rafforza la posizione prudente della Bank of Japan (la banca centrale del Giappone) sulla politica monetaria (le decisioni su tassi e strumenti per influenzare l’economia). Un mercato del lavoro più debole rende meno probabile che la Bank of Japan restringa la politica a breve. Nel 2025 si è parlato spesso di “normalizzazione” (ritorno a politiche meno favorevoli, con tassi più alti), ma questo dato dà ai decisori un motivo per aspettare. Questo rafforza l’idea che i tassi di interesse resteranno vicini allo zero ancora a lungo. Dati recenti di febbraio 2026 mostrano l’inflazione di fondo (inflazione “al netto” delle voci più variabili come energia e alimentari) scesa all’1,8%, sotto l’obiettivo del 2% della banca centrale per il secondo mese di fila. Questo è coerente con i dati sui salari: dopo un breve aumento a fine 2025, la crescita si è fermata a +1,2% annuo. Un mercato del lavoro più debole, salari fermi e inflazione bassa sostengono l’idea di mantenere una politica monetaria espansiva (misure per stimolare l’economia, come tassi bassi). Con questo scenario, stiamo valutando strategie che possano trarre vantaggio da uno yen più debole. Una banca centrale “dovish” (orientata a tassi bassi e sostegno all’economia) tende a spingere la valuta al ribasso, rendendo più interessanti gli investimenti esteri. Per questo guardiamo all’acquisto di opzioni call (contratti che danno il diritto di comprare a un prezzo prefissato) sul cambio USD/JPY (quanti yen servono per 1 dollaro), puntando a un movimento verso 155.Implicazioni per Yen, Nikkei e opzioni
Per l’indice Nikkei 225, questo quadro può essere di sostegno. Uno yen più debole aiuta le grandi aziende giapponesi orientate all’export perché aumenta il valore, in yen, dei profitti fatti all’estero quando vengono convertiti. Questo può sostenere l’indice anche se le notizie interne sono deboli. È una dinamica già vista nel 2022-2024, quando la debolezza dello yen spesso coincideva con forza in borsa. All’epoca, per ogni svalutazione (perdita di valore) del 3% dello yen contro il dollaro mantenuta nel tempo, il Nikkei 225 spesso guadagnava oltre il 2% nel mese successivo. Ci aspettiamo che questa relazione inversa (quando la valuta scende, l’indice tende a salire) resti solida. Con la prossima riunione della Bank of Japan prevista più avanti questo mese, ci aspettiamo che la volatilità implicita (la volatilità “attesa” dal mercato e incorporata nel prezzo delle opzioni) sulle opzioni legate allo yen aumenti. In questo contesto, vendere put fuori dal denaro (opzioni put con prezzo di esercizio lontano dal livello attuale, che si attivano solo con movimenti forti) su USD/JPY può essere una strategia per incassare il premio (il prezzo dell’opzione). Questa posizione guadagna se lo yen non si rafforza in modo rilevante, in linea con la nostra visione.
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