
Punti chiave
- Il Nikkei 225 è salito dell’1,38% e ha chiuso a 60.537,36, sopra quota 60.000 per la prima volta.
- Il Topix è avanzato dello 0,5% a 3.735,28; il Nikkei guadagna il 18,6% da inizio anno.
- Il grafico indica il Nikkei 225 a 60.259,15, in rialzo di 204,17 punti (+0,34%), con 60.000 che diventa la soglia psicologica principale (livello che influenza il sentiment).
Il Nikkei 225 giapponese ha centrato un livello atteso da molti operatori: la chiusura sopra la soglia chiave dei 60.000 punti, per la prima volta. L’indice di riferimento (benchmark, cioè parametro principale del mercato) è salito dell’1,38% a 60.537,36, mentre il Topix, più ampio (riflette un numero maggiore di titoli), ha guadagnato lo 0,5% a 3.735,28. Il Nikkei è ora a +18,6% da inizio anno.
Il rialzo mostra quanto il mercato stia puntando su intelligenza artificiale (AI), semiconduttori (chip), automazione industriale (macchine e software che riducono il lavoro manuale) e robotica. Wall Street ha dato slancio a Tokyo dopo che i principali indici USA hanno chiuso su massimi storici venerdì. Intel ha superato le stime di utile (earnings estimate, le previsioni degli analisti) grazie alla forte domanda legata all’AI, mentre il Philadelphia SE Semiconductor Index (indice che raggruppa i titoli dei chip) ha esteso la sua serie record di rialzi a 18 sedute consecutive.
Questo ha spinto i titoli tecnologici e dell’automazione di fabbrica. Keyence e Fanuc sono balzate fino al limite massimo giornaliero di oscillazione (daily trading limit, soglia che blocca/limita il rialzo in una seduta), vicino al 16%, dopo utili superiori alle attese comunicati a mercati chiusi venerdì. Anche SMC è salita del 7,1% dopo indiscrezioni su un investimento rilevante del fondo attivista Palliser Capital (fondo che compra quote per spingere cambiamenti nella gestione e nella strategia) nell’azienda di automazione industriale.
Rialzo forte, ma concentrato
La chiusura è solida, ma l’ampiezza del mercato (market breadth, cioè quanti titoli salgono rispetto a quanti scendono) è meno convincente: 94 rialzi nel Nikkei contro 130 ribassi. Il movimento è stato guidato da pochi “big” (heavyweights, titoli con grande peso sull’indice) più che da un rialzo diffuso.
Conta per le prossime sedute. Un rialzo concentrato può proseguire se i grandi titoli attirano flussi globali (capitali dall’estero), soprattutto in un indice “a prezzo” come il Nikkei 225 (price-weighted: i titoli con prezzo più alto pesano di più, non quelli più grandi per capitalizzazione). Ma aumenta anche il rischio di prese di profitto (vendite per incassare i guadagni) se i leader si fermano.
Rohm ha confermato che il rischio sul singolo titolo resta elevato: il produttore di chip è sceso del 9,19% dopo che Denso ha indicato di valutare il ritiro dell’offerta di acquisizione (takeover offer, proposta per comprare la società).
Secondo indiscrezioni del weekend, Denso avrebbe faticato a ottenere l’appoggio di Rohm per l’operazione, riaccendendo l’attenzione su possibili contatti con Toshiba e con attività legate a Mitsubishi Electric nel settore chip.
Proposta dell’Iran: torna l’appetito per il rischio
Il Nikkei è scivolato in lieve calo dopo l’avvio, poi ha invertito rotta dopo notizie secondo cui l’Iran avrebbe presentato agli Stati Uniti una nuova proposta per chiudere il conflitto e riaprire lo Stretto di Hormuz. L’offerta sarebbe stata trasmessa tramite mediatori pakistani e rimanderebbe i colloqui sul nucleare, concentrandosi prima sulla riapertura delle rotte marittime.
La notizia ha sostenuto l’appetito per il rischio (risk appetite, maggiore disponibilità a comprare asset rischiosi) perché lo Stretto di Hormuz è cruciale per il tema inflazione: se riapre, il rischio sul petrolio può ridursi, la pressione sui costi d’importazione può calare e i produttori giapponesi potrebbero subire meno l’impatto di energia e trasporti.
Il rimbalzo “di sollievo” (relief trade, acquisti dopo una notizia che riduce i timori) non elimina però i rischi. I colloqui per chiudere il conflitto, iniziato due mesi fa, si sono arenati nel weekend e il petrolio alto resta una minaccia per l’economia giapponese, dipendente dalle importazioni di materie prime. La forte fase rialzista del Giappone è sotto pressione per le tensioni in Medio Oriente, la fragilità delle catene di fornitura (supply chain, rete di produzione e consegne) e i costi energetici, anche se i primi risultati societari hanno retto meglio del previsto.
Il rischio BOJ resta
Un ulteriore fattore è la Bank of Japan (BOJ, banca centrale). È probabile che mantenga i tassi invariati nella riunione del 27-28 aprile; secondo fonti, l’incertezza legata al Medio Oriente rende le prospettive più difficili da valutare. Il tasso di riferimento è allo 0,75% e i mercati hanno in gran parte escluso un rialzo ad aprile, pur restando attenti a segnali di una possibile mossa già a giugno.
Ne deriva uno scenario misto per le azioni. Una BOJ prudente può sostenere il listino mantenendo condizioni di liquidità più favorevoli (liquidità: facilità di accesso al denaro nel sistema). Ma uno yen debole può far salire i costi delle importazioni, soprattutto se il petrolio resta caro, comprimendo i margini (profitti) delle aziende che non riescono a trasferire i rincari ai clienti.
Per ora, gli operatori azionari continuano a premiare utili solidi e domanda legata all’AI. Il rischio è che un tono più “restrittivo” (hawkish, orientato a tassi più alti) della BOJ, un nuovo picco del petrolio o uno yen più forte inneschino una correzione rapida dopo un rialzo così ripido.
Analisi tecnica
Il Nikkei 225 scambia vicino a 60.259, tornando verso la parte alta del suo intervallo di oscillazione (range) mentre prosegue il recupero dai minimi di marzo. L’andamento dei prezzi resta positivo: minimi via via più alti (higher lows, segnale di acquisti in aumento) e continuità del rialzo, con i compratori in controllo.
Sul piano tecnico, l’impostazione resta rialzista nel breve. L’indice è sopra le principali medie mobili (moving averages: media dei prezzi su un certo numero di giorni, usata per capire la direzione del trend): la 5 giorni (59.548) e la 10 giorni (59.324) sono in salita e funzionano da supporto immediato (zona dove spesso entrano acquisti). La 20 giorni (57.151) è più in basso e continua a salire, rafforzando il trend.

Livelli chiave da monitorare:
- Supporto: 59.500 → 59.300 → 57.150
- Resistenza: 60.900 → 61.900 → 63.000
L’indice sta testando la resistenza in area 60.900, in linea con i massimi recenti e con un livello di possibile “rottura” (breakout: superamento deciso di una soglia che può attirare nuovi acquisti). Un superamento netto potrebbe estendere il rialzo verso 61.900, con ulteriore potenziale se la spinta resta forte.
Al ribasso, 59.500 è il supporto più vicino. Una discesa sotto questo livello potrebbe aprire a una correzione di breve verso 59.300, ma resterebbe un movimento di aggiustamento (correttivo) finché i prezzi tengono sopra la media a 20 giorni in salita.
Nel complesso, il Nikkei 225 resta in trend rialzista con spinta ancora presente, e si avvicina a un’area di resistenza importante. Il punto centrale nel breve è capire se i compratori riusciranno a superare 60.900 per confermare la prosecuzione del movimento, oppure se l’indice farà una pausa con consolidamento (fase laterale) dopo la corsa recente.
Previsioni prudenti
L’impostazione di breve resta positiva finché il Nikkei 225 rimane sopra 60.000 e sopra la fascia tra le medie mobili 59.548,84 e 59.324,15. Utili robusti nell’automazione e domanda AI possono sostenere gli acquisti sui cali (buy the dip: comprare quando i prezzi scendono).
Un ritorno sopra 60.909,15 aumenterebbe la probabilità di un test di 61.910,66. La perdita di 60.000 segnalerebbe prese di profitto dopo il +18,6% da inizio anno. Una correzione più profonda sotto 59.324,15 riporterebbe l’attenzione verso 58.347,99 e 57.151,24, soprattutto se i colloqui in Medio Oriente si fermassero o se la BOJ risultasse meno paziente del previsto.