L’oro scende mentre il petrolio alimenta i timori di una Fed più restrittiva

    by VT Markets
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    Apr 28, 2026

    Punti chiave

    • L’oro spot (prezzo “pronto”, cioè per consegna immediata) è sceso dell’1,1% a 4.628,88 dollari l’oncia alle 05:53 GMT, il minimo dal 7 aprile.
    • I future sull’oro Usa (contratti per comprare/vendere a una data futura) con consegna a giugno sono calati dell’1,1% a 4.643,70 dollari, mentre l’argento spot ha perso il 3% a 73,23 dollari.
    • XAU/USD (quotazione dell’oro in dollari) era a 4.625,56, in calo di 54,26 punti (-1,16%), sotto le medie mobili a 5, 10 e 20 giorni (medie dei prezzi recenti, usate per capire la direzione del trend).

    L’oro è sceso martedì ai minimi di tre settimane: l’attenzione dei trader si è spostata dal rischio bellico in sé a ciò che la guerra implica per inflazione e tassi di interesse. L’oro spot segnava -1,1% a 4.628,88 dollari l’oncia alle 05:53 GMT, il minimo dal 7 aprile. Anche i future sull’oro Usa con consegna a giugno sono arretrati dell’1,1% a 4.643,70 dollari.

    Il calo può sembrare controintuitivo: l’oro di solito viene comprato nei momenti di tensione geopolitica. Questa volta il conflitto ha spinto in alto il petrolio, ha mantenuto in gran parte chiuso lo Stretto di Hormuz e ha alimentato il timore di un’inflazione “appiccicosa” (che scende lentamente). Il mercato ha quindi ridotto gli acquisti da “bene rifugio” e si è concentrato sul rischio tassi.

    Anche il dollaro si è rafforzato, aumentando la pressione sull’oro: un dollaro più forte rende il metallo più caro per chi compra con altre valute. Se nello stesso tempo i rendimenti (gli interessi offerti da titoli come i Treasury) restano sostenuti, l’oro può perdere slancio anche con un quadro geopolitico teso.

    Petrolio sopra 110 dollari: cambia la dinamica dell’oro

    Il petrolio è rimasto sopra 110 dollari al barile mentre lo Stretto di Hormuz restava in gran parte chiuso. Questo conta per l’oro perché il caro greggio aumenta costi di trasporto e produzione e può spingere in alto l’inflazione complessiva (quella indicata nei dati principali). Se le banche centrali temono nuove spinte sui prezzi, hanno meno spazio per tagliare i tassi.

    L’oro spesso protegge dall’inflazione, ma non genera cedole o interessi. Quando i mercati si aspettano tassi alti più a lungo, gli strumenti che pagano interessi diventano più attraenti. Per questo l’oro può scendere anche se aumentano i timori inflazionistici.

    La principale variabile resta il Medio Oriente. Un funzionario Usa ha detto che il presidente Donald Trump era insoddisfatto dell’ultima proposta iraniana per chiudere la guerra, in corso da due mesi. La notizia ha ridotto le speranze di una soluzione dopo un conflitto che ha interrotto le forniture di energia, alimentato l’inflazione e causato migliaia di vittime.

    Decisione della Fed: operatori in attesa

    La Federal Reserve è attesa lasciare i tassi invariati al termine della riunione di due giorni di mercoledì. Il punto non è tanto la decisione, quanto il messaggio su inflazione, prezzi dell’energia e prossime mosse di politica monetaria. La Fed valuta se segnalare possibili rialzi dei tassi, perché lo shock del petrolio complica lo scenario.

    Edward Meir di Marex ritiene che la Fed possa non muovere i tassi ora e tagliarli più avanti, nel quarto trimestre, se l’economia globale rallenta. Per l’oro è un segnale misto: nel breve, inflazione persistente e dollaro forte possono pesare sul metallo; più avanti, se la crescita rallenta e tornano attese di tagli dei tassi, l’oro potrebbe trovare sostegno.

    Questa settimana gli operatori seguiranno anche Bce, Bank of England e Bank of Canada. Un tono prudente delle grandi banche centrali può mantenere pressione sull’oro. Un tono più morbido, soprattutto con dati deboli, può riaccendere la domanda di oro come asset difensivo.

    Geopolitica: il rischio di movimento forte resta

    Il mercato dell’oro oscilla tra diplomazia e rischio inflazione. Se Stati Uniti e Iran raggiungono un accordo, o anche un’intesa temporanea, il petrolio potrebbe scendere, il dollaro indebolirsi e l’oro recuperare. Un accordo può aiutare l’oro anche se indebolisce il dollaro.

    Se i colloqui falliscono, la reazione può restare complessa: più rischio di conflitto può aumentare gli acquisti da bene rifugio, ma un nuovo balzo del petrolio può mantenere alte le paure sull’inflazione e sostenere il dollaro. In questo contesto, l’oro potrebbe aver bisogno di un calo netto del dollaro, non solo di paura geopolitica, per ricostruire un trend rialzista solido.

    Per ora i trader sembrano poco propensi a inseguire l’oro finché il petrolio resta alto e la Fed resta al centro dell’attenzione.

    Analisi tecnica

    XAUUSD scambia vicino a 4625, proseguendo il recente pullback (rientro dai massimi) dopo la rottura di un supporto di breve periodo, e continua a scendere dall’area di consolidamento (fase laterale) di metà aprile. Dopo non essere riuscito a mantenere la spinta sopra 4700–4750, l’oro mostra nuova pressione al ribasso.

    Dal punto di vista tecnico, l’impostazione è ribassista nel breve. Il prezzo è sceso sotto le medie mobili a 5 giorni (4688) e 10 giorni (4739), che ora puntano verso il basso e fanno da resistenza (zona in cui di solito tornano le vendite). Anche la 20 giorni (4733) è sopra i livelli attuali e si sta appiattendo: segnale di perdita di forza rialzista e passaggio a una fase di correzione.

    Livelli chiave da monitorare:

    • Supporto (area in cui spesso entrano acquisti): 4600 → 4500 → 4400
    • Resistenza (area in cui spesso prevalgono vendite): 4685 → 4740 → 4850

    Il mercato sta testando la zona di supporto 4600, livello chiave di breve. Una rottura netta sotto quest’area può aprire spazio verso 4500, con ulteriore rischio di calo se le vendite accelerano.

    Al rialzo, 4685 è la prima resistenza. Un rimbalzo fin lì può incontrare nuove vendite, a meno che il prezzo non recuperi 4740, livello utile per stabilizzare la struttura e segnalare una pausa del calo.

    In sintesi, l’oro sta perdendo sostegni ed entrando in un trend correttivo, con momentum favorevole ai venditori nel breve. Il focus è se 4600 regge o se il mercato estende il calo verso supporti più profondi.

    Metalli preziosi in calo su tutta la linea

    L’oro non è stato l’unico metallo sotto pressione. L’argento spot ha perso il 3% a 73,23 dollari l’oncia, il platino è sceso dell’1,5% a 1.953,50 dollari e il palladio ha ceduto il 2,1% a 1.445,50 dollari.

    La debolezza diffusa indica che il movimento non dipende solo da posizionamenti sull’oro. I trader stanno riducendo l’esposizione ai metalli preziosi mentre il dollaro si rafforza e il rischio legato alle banche centrali torna al centro del mercato.

    Il -3% dell’argento mostra che anche i metalli più legati al ciclo economico soffrono. Platino e palladio possono restare vulnerabili se il caro energia aumenta i costi mentre le attese sulla domanda peggiorano.

    Previsione prudente

    L’oro può restare sotto pressione finché XAU/USD scambia sotto 4.688,75 e sotto l’area delle medie mobili 4.733,44–4.739,66. Una rottura sotto 4.623,39 aumenterebbe il rischio di un calo più profondo verso 4.402,31.

    Un recupero sopra 4.701,34 ridurrebbe la pressione di vendita immediata, ma per ricostruire slancio rialzista l’oro deve chiudere sopra 4.739,66. Un messaggio più morbido della Fed, un dollaro più debole o un vero passo avanti tra Usa e Iran potrebbero sostenere un rimbalzo verso 4.842,27. Un tono hawkish (più favorevole a tassi alti per frenare l’inflazione) della Fed, petrolio sopra 110 dollari e diplomazia bloccata manterrebbero attivi i venditori sui rimbalzi.

    Domande dei trader

    Perché l’oro è sceso ai minimi di tre settimane?

    L’oro è sceso perché i trader si sono concentrati sul rischio di inflazione legato al petrolio e sulle decisioni imminenti delle banche centrali.

    L’oro spot ha perso l’1,1% a 4.628,88 dollari l’oncia alle 05:53 GMT, il minimo dal 7 aprile. Anche i future sull’oro Usa con consegna a giugno sono scesi dell’1,1% a 4.643,70 dollari.

    Perché il petrolio alto penalizza l’oro?

    Il petrolio caro aumenta costi di trasporto e produzione e può mantenere alta la pressione sui prezzi.

    Il greggio è rimasto sopra 110 dollari al barile mentre lo Stretto di Hormuz restava in gran parte chiuso. Se il caro petrolio rende l’inflazione più persistente, le banche centrali possono rinviare i tagli dei tassi o mantenere una politica più restrittiva più a lungo. Questo pesa sull’oro perché non paga interessi.

    L’oro è ancora un bene rifugio?

    Sì, ma può fare fatica quando il dollaro sale e le attese sui tassi restano elevate.

    In questo caso il rischio geopolitico resta alto, ma i trader guardano anche inflazione, Fed e dollaro. Questa combinazione ha reso l’oro più sensibile alle aspettative sui tassi del solito.

    Cosa dovrebbe fare la Federal Reserve?

    La Federal Reserve è attesa lasciare i tassi invariati al termine della riunione di due giorni di mercoledì.

    La decisione sui tassi potrebbe non sorprendere. L’attenzione sarà sul tono della Fed: se i responsabili si mostreranno più preoccupati per l’inflazione legata al petrolio o per un rallentamento globale.

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