Il petrolio balza con il ritorno del rischio di attacchi dell’Iran

    by VT Markets
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    May 18, 2026

    Punti chiave

    • Il CL-OIL ha scambiato a 102,594, in rialzo di 1,477 (+1,46%), dopo un massimo di seduta a 104,294.
    • Alle 08:00 BST (ora del Regno Unito), il Brent era in rialzo dell’1,8% a 111,17 dollari al barile, mentre il WTI segnava +2,2% a 107,71 dollari.
    • Trump ha avvertito l’Iran che “il tempo sta scadendo” e che “il tempo è determinante”, mentre alcune indiscrezioni indicano che USA e Israele potrebbero riprendere attacchi congiunti già questa settimana.
    • Un attacco con drone ha provocato un incendio vicino alla centrale nucleare di Barakah negli Emirati Arabi Uniti, aumentando i rischi per la sicurezza energetica regionale.

    I prezzi del petrolio sono tornati a salire: il mercato incorpora di nuovo un “premio guerra”, cioè un aumento dei prezzi legato al rischio di conflitto e di interruzioni delle forniture. Il CL-OIL ha scambiato a 102,594, in rialzo di 1,477 (+1,46%), alle 05/18 10:12:35 GMT+3. Il massimo di seduta è stato 104,294, il minimo 101,502, apertura 101,502 e chiusura precedente 101,117.

    In rialzo anche il resto del mercato. Alle 08:00 BST (ora del Regno Unito), il Brent guadagnava l’1,8% a 111,17 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate (WTI, il prezzo di riferimento del petrolio USA) avanzava del 2,2% a 107,71 dollari.

    La spinta è arrivata da toni più duri degli Stati Uniti verso l’Iran. Il presidente Donald Trump ha scritto su Truth Social domenica: “Per l’Iran il tempo sta scadendo, e devono muoversi in fretta, altrimenti non resterà nulla di loro”. Ha aggiunto: “Il tempo è determinante”. Trump ha chiesto all’Iran di agire “in fretta” dopo che i tentativi di fermare la guerra tra USA-Israele e Iran si sono arenati.

    Queste parole hanno ridotto le attese di un accordo rapido. Il mercato ora valuta più probabile che la tregua salti, che riprendano le azioni militari e che lo Stretto di Hormuz resti chiuso più a lungo. Lo Stretto di Hormuz è un passaggio marittimo essenziale per il trasporto di petrolio: se si blocca, le consegne diventano più difficili e i prezzi possono salire.

    Le indiscrezioni sugli attacchi aumentano il premio sul rischio di offerta

    Secondo indiscrezioni del weekend, USA e Israele starebbero preparando la ripresa di attacchi congiunti contro l’Iran già questa settimana. Il New York Times, citando due funzionari mediorientali, parla di “preparativi intensi” per un possibile ritorno alle ostilità.

    Gli stessi funzionari descrivono questi preparativi come i più seri dalla tregua mediata dal Pakistan in aprile. Per il greggio è un cambio importante: una tregua può frenare gli acquisti dettati dal panico se gli operatori credono nella diplomazia. Prepararsi a nuovi attacchi produce l’effetto opposto.

    L’avvertimento di Trump ha rafforzato il timore che il conflitto torni a una fase militare più intensa, rimandando la normalizzazione del traffico nello Stretto di Hormuz.

    Il rischio per le spedizioni resta centrale. Se Hormuz rimane chiuso, Brent e WTI possono mantenere un “premio di rischio”, cioè un sovrapprezzo legato all’incertezza e ai possibili problemi di consegna, anche se altrove emergono dubbi sulla domanda.

    Attacco con drone negli Emirati: nuovo punto di tensione

    I prezzi sono saliti anche dopo che un attacco con drone ha provocato un incendio vicino alla centrale nucleare di Barakah negli Emirati Arabi Uniti. Le autorità emiratine hanno dichiarato che l’impianto è rimasto sicuro, i livelli di sicurezza radiologica non sono cambiati e non ci sono feriti. L’Agenzia internazionale per l’energia atomica (IAEA, l’ente ONU che monitora la sicurezza nucleare) ha riferito che i generatori diesel d’emergenza stanno alimentando l’unità interessata e ha chiesto la massima prudenza militare vicino a strutture nucleari.

    L’episodio ha aumentato la percezione del rischio nella regione. La centrale è fuori dalle principali rotte petrolifere, ma un attacco vicino a infrastrutture critiche può far temere un allargamento della crisi.

    Il punto resta chiaro: lo Stretto di Hormuz è ancora chiuso, Stati Uniti e Iran non sono più vicini a un accordo e la retorica di Trump non ha sbloccato lo stallo.

    Il rischio inflazione si estende oltre il petrolio

    Il rialzo del greggio sta aumentando la tensione sui mercati. Se il WTI resta vicino a 107 dollari e il Brent sopra 111 dollari, l’attenzione si sposterà sui costi di carburanti, trasporti merci, compagnie aeree, logistica e prezzi al consumo.

    Il “canale dell’inflazione” è già attivo: il petrolio più caro aumenta i prezzi nell’economia e può spingere le banche centrali a tenere i tassi alti più a lungo (politica “restrittiva”, cioè meno favorevole a prestiti e crescita). In questo contesto, gli “asset rischiosi” (azioni e strumenti più volatili) diventano più esposti a nuove escalation. Brooks ha definito la situazione come la più grande crisi di offerta di petrolio della storia e ha avvertito che gli asset rischiosi potrebbero restare vulnerabili a vendite più forti se il mercato sottovaluta scenari estremi.

    Gli operatori non escludono un esito negativo per gli asset rischiosi, ma resta la possibilità che Hormuz riapra. La tregua, pur con violazioni, è formalmente ancora in piedi. Il petrolio resta quindi tra due forze opposte: un possibile calo se la diplomazia riapre Hormuz, e un forte scatto al rialzo se riprendono le ostilità.

    Analisi tecnica

    Il WTI tratta intorno a 102,59 dollari, in recupero dai minimi di inizio maggio e sopra la soglia psicologica di 100 dollari (un livello “tondo” che spesso fa da riferimento agli operatori). L’impostazione resta favorevole dopo la stabilizzazione seguita alla correzione partita dal picco di aprile vicino a 119,42.

    Dal punto di vista tecnico, la spinta sta tornando positiva:

    • MA5: 100,04 (media mobile a 5 giorni: la media dei prezzi degli ultimi 5 giorni, usata per capire la direzione di breve)
    • MA10: 98,93 (media mobile a 10 giorni)
    • MA20: 99,07 (media mobile a 20 giorni)

    Le medie mobili di breve sono tornate sopra la media a 20 giorni: è un segnale di possibile rafforzamento del trend rialzista dopo settimane laterali (prezzi che si muovono in un intervallo). Il prezzo è sopra tutte e tre le medie, elemento che sostiene il recupero.

    Livelli chiave da monitorare:

    • Resistenza immediata: 103,50 → 106,00 (area dove il prezzo può incontrare vendite e fare fatica a salire)
    • Resistenza principale: 110,00 → 119,42
    • Supporto: 100,00 → 98,00 (area dove possono entrare acquisti e fermare i ribassi)
    • Supporto principale: 94,00 → 87,50

    I movimenti recenti mostrano acquisti ripetuti nell’area 97–99 dollari, creando una base relativamente solida a maggio. Gli acquirenti hanno ripreso terreno dopo il tentativo di rottura al ribasso fallito a inizio mese.

    In termini di struttura, il greggio sembra costruire minimi via via più alti sotto i massimi di aprile: spesso è un segnale di accumulo (acquisti graduali) più che di esaurimento, soprattutto se le medie mobili continuano a salire.

    Dal lato fondamentale, il rischio geopolitico resta il motore principale della tenuta dei prezzi. Il mercato continua a valutare possibili interruzioni dell’offerta in Medio Oriente, con attenzione a sicurezza delle navi e stabilità delle esportazioni. Inoltre, le attese di domanda stagionale più forte in vista dell’estate nell’emisfero nord sostengono i prezzi sopra 100 dollari.

    Il mercato reagisce anche alle aspettative d’inflazione: prezzi del greggio elevati alimentano il timore che le banche centrali fatichino a tagliare in modo deciso i tassi, soprattutto se l’energia torna a spingere i prezzi al consumo.

    I volumi (la quantità di contratti scambiati) sono più contenuti rispetto al rally di marzo, segnale di consolidamento dei guadagni e non di nuova corsa speculativa. Tuttavia, il ritorno sopra le medie di breve mantiene una spinta rialzista.

    Se il WTI riuscirà a chiudere su base giornaliera sopra 103,50–106,00 dollari, il mercato potrebbe puntare all’area 110–115 dollari. Al contrario, un ritorno sotto 100 dollari indebolirebbe l’impostazione di breve e riaprirebbe spazio verso 97 dollari e la media mobile a 20 giorni.

    Al momento il petrolio mantiene un’impostazione moderatamente rialzista finché resta sopra l’area di supporto 98–100 dollari, con gli sviluppi geopolitici come principale fonte di volatilità (oscillazioni rapide dei prezzi).

    Previsione prudente

    Il CL-OIL mantiene un’impostazione rialzista di breve finché resta sopra 100,040 e 98,937. Un movimento sopra 104,294 potrebbe aprire un test di 105,968, soprattutto se proseguono i preparativi militari e Hormuz resta chiuso.

    Una discesa sotto 98,937 indebolirebbe il rimbalzo e segnalerebbe che il mercato riduce il peso del rischio escalation. Lo scenario più favorevole ai rialzi richiede tre condizioni: Brent sopra 111 dollari, negoziati USA-Iran ancora bloccati e nuovi incidenti militari o legati alle navi che mantengano chiuso lo Stretto di Hormuz.

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