Il dollaro resta stabile mentre la Fed sposta il dibattito sui tassi

    by VT Markets
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    May 21, 2026

    Punti chiave

    • L’USDX (indice del dollaro, misura la forza del biglietto verde contro un paniere di valute) ha scambiato a 99,123, in calo di 0,442 (-0,44%), dopo un massimo di seduta a 99,148.
    • L’USDX è salito dello 0,1% a 99,182, perché il mercato ha aumentato le probabilità di una stretta della Fed (cioè tassi più alti, non tagli).
    • Secondo LSEG (fornitore di dati di mercato), i mercati stimano una probabilità del 70% di un rialzo dei tassi Fed di 25 punti base (0,25 punti percentuali) entro dicembre e considerano il rialzo pienamente scontato entro marzo 2027.
    • Trump ha detto che i colloqui USA-Iran sono alle “fasi finali”, ma ha avvertito che gli USA potrebbero “inasprire” l’approccio se non si raggiunge un accordo.

    Il dollaro ha tenuto bene: gli operatori stanno rafforzando l’idea che la prossima mossa della Federal Reserve (la banca centrale USA) possa essere un rialzo dei tassi, non un taglio. L’USDX è salito dello 0,1% a 99,182, mentre sul grafico della piattaforma il prezzo era a 99,123, in calo di 0,442 (-0,44%) alle 05/21 09:47:46 GMT+3.

    Il massimo di seduta è stato 99,148, con un minimo a 98,988, apertura a 99,063 e chiusura a 99,565. Il grafico intraday (andamento nella giornata) mostra un arretramento rispetto alla chiusura precedente, ma lo scenario resta sostenuto dalle attese di tassi USA più alti.

    I verbali della Fed (“minutes”, il resoconto della riunione) pubblicati mercoledì indicano che la maggior parte dei responsabili delle decisioni sarebbe favorevole ad alzare i tassi se l’inflazione restasse stabilmente sopra l’obiettivo del 2%. Alla riunione del 28-29 aprile, molti hanno ritenuto che un irrigidimento della politica monetaria (condizioni finanziarie più restrittive) potrebbe diventare appropriato se l’inflazione non rientra.

    L’inflazione tiene la Fed in allerta

    La preoccupazione della Fed non riguarda più solo l’energia. Dai verbali emerge che i rischi sull’inflazione sono orientati al rialzo: conflitto in Medio Oriente, dazi più alti (tasse sulle importazioni), costi dell’energia, problemi nelle forniture, costi di spedizione, tariffe aeree, prezzi dei fertilizzanti, alcune materie prime non energetiche e prezzi della tecnologia.

    La nota di aprile ha ribadito che l’inflazione resta elevata, anche per l’aumento dei prezzi energetici globali, mentre la Fed ha mantenuto l’intervallo obiettivo dei Fed Funds (tasso guida USA a breve) al 3,50%-3,75%. Il Comitato ha anche sottolineato che gli sviluppi in Medio Oriente aumentano l’incertezza sulle prospettive.

    Questo insieme di fattori ha cambiato le attese del mercato. Gli operatori vedono ora una probabilità del 70% di un rialzo di 25 punti base entro dicembre, mentre un rialzo è considerato pienamente scontato entro marzo 2027, secondo LSEG. Un percorso dei tassi atteso più alto sostiene il dollaro perché aumenta l’interesse per i rendimenti (yield, cioè il rendimento dei titoli) e penalizza le valute con rendimenti più bassi.

    Colloqui con l’Iran: rischio in entrambe le direzioni

    La geopolitica resta centrale. Il presidente Donald Trump ha detto mercoledì che i negoziati con l’Iran sono alle “fasi finali”, ma ha avvertito che gli USA potrebbero “inasprire” la linea se non si raggiunge un accordo. Il dollaro è arretrato da un massimo di sei settimane: le speranze di un’intesa USA-Iran hanno ridotto parte della domanda di bene rifugio (asset considerati più sicuri nelle fasi di tensione).

    Lo scenario è quindi a doppio senso. Un accordo potrebbe indebolire il dollaro: petrolio più basso, minori flussi verso i beni rifugio e meno pressione inflazionistica. Un fallimento dei colloqui potrebbe invece rafforzare il dollaro se il petrolio tornasse a salire e gli investitori rientrassero su asset difensivi (strumenti più prudenti).

    Per ora, le attese sulla Fed sostengono l’USDX anche se le speranze di un accordo con l’Iran limitano ulteriori rialzi. Il mercato non considera più sufficienti le notizie “di pace” per vendere con forza il dollaro: serve evidenza che un’intesa riduca i costi energetici e raffreddi l’inflazione.

    Analisi tecnica

    L’Indice del Dollaro USA scambia vicino a 99,12, in arretramento dopo aver recuperato brevemente l’area 99,50–100,00 a inizio maggio. Nonostante il calo, il quadro generale mostra segnali di stabilizzazione dopo la forte vendita di aprile (sell-off, cioè calo rapido e diffuso).

    Dal punto di vista tecnico, il dollaro è in una fase di passaggio tra recupero e consolidamento (movimento laterale):

    • MA5: 99,20 (media mobile a 5 giorni: media dei prezzi recenti, usata per vedere la direzione di breve)
    • MA10: 98,68 (media mobile a 10 giorni)
    • MA20: 98,47 (media mobile a 20 giorni)

    Il prezzo resta sopra le medie mobili a 10 e 20 giorni: un segnale che il recupero di medio periodo è ancora valido. Tuttavia, l’ultima candela (candlestick, una barra che riassume apertura/massimo/minimo/chiusura) mostra un rifiuto sotto i massimi recenti: la spinta rialzista si è ridotta vicino a una resistenza (area dove le vendite tendono ad aumentare).

    Livelli da monitorare:

    • Resistenza immediata: 99,20 → 99,50
    • Resistenza principale: 100,48
    • Supporto: 98,70 → 98,45 (area dove in genere aumenta la domanda)
    • Supporto principale: 97,90 → 96,40

    Il livello 100,48 resta il “tetto” tecnico principale: ha segnato il picco del recupero tra marzo e aprile e continua ad attirare vendite quando il dollaro si avvicina.

    Dal punto di vista della struttura, l’USDX è migliorato da quando ha toccato un minimo vicino a 95,34 a fine gennaio. La sequenza di minimi crescenti (higher lows, cioè ogni minimo è più alto del precedente) durante maggio indica un rientro graduale degli acquisti, ma senza una vera accelerazione oltre le resistenze (breakout, cioè rottura decisa di un livello).

    Sul fronte macro, il dollaro continua a muoversi in base alle aspettative sulla Fed. Il mercato resta molto sensibile ai nuovi dati su inflazione e lavoro, anche per l’incertezza su quando la Fed potrà tornare a tagliare i tassi.

    Se l’USDX riesce a restare sopra il gruppo di supporti 98,45–98,70, i compratori potrebbero tentare un nuovo attacco a 99,50 e poi a 100,48. Se invece il prezzo scende sotto l’area delle medie mobili, l’indice potrebbe tornare verso 97,90 e, in estensione, verso 96,40.

    Al momento, il dollaro mantiene un’impostazione neutrale con lieve prevalenza rialzista, ma la forza resta contenuta in attesa di indicazioni più chiare sulla prossima decisione della Fed.

    Previsione prudente

    L’USDX resta moderatamente impostato al rialzo finché tiene sopra 98,683 e 98,466. Un superamento di 99,565 favorirebbe un nuovo test di 100,481, soprattutto se le attese di rialzo dei tassi Fed restano solide e i colloqui con l’Iran non riducono il rischio inflazione legato al petrolio.

    Una discesa sotto 98,466 indebolirebbe il recupero e indicherebbe un rientro degli acquisti di dollari guidati dalla Fed. La prossima direzione dipende da tre segnali: se la Fed continuerà a sostenere un rialzo dei tassi con inflazione sopra il 2%, se i colloqui con l’Iran porteranno a un accordo e se il mercato manterrà la stima di una mossa da 25 punti base entro dicembre.

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