
Punti chiave
- UKOUSD ha scambiato a 107,86, in rialzo di 0,278 (+0,26%), dopo un massimo di seduta a 108,368.
- Il greggio USA WTI (West Texas Intermediate, riferimento del petrolio americano) è salito di circa 1% a 99,06 dollari al barile, mentre il Brent (riferimento internazionale) è aumentato di 86 centesimi circa (+0,8%) a 105,07 dollari.
- Gli operatori seguono le tensioni in Medio Oriente, i colloqui USA-Cina, i dati sulle scorte API (American Petroleum Institute, stima privata) di martedì e quelli EIA (Energy Information Administration, dato ufficiale USA) di mercoledì.
I prezzi del petrolio sono saliti martedì: il mercato ha ricostruito parte del “premio per il rischio geopolitico” (sovrapprezzo legato a possibili crisi). Le nuove tensioni in Medio Oriente mantengono alta la paura di interruzioni dell’offerta, ma i dubbi su commercio USA-Cina e sulla domanda limitano i rialzi.
Il WTI è salito di circa 1% a 99,06 dollari al barile. Il Brent è aumentato di 86 centesimi circa (+0,8%) a 105,07 dollari. Brent vicino a 105,07 e WTI vicino a 99,06, con colloqui USA-Iran incerti che mantengono le preoccupazioni sull’offerta nello Stretto di Hormuz.
Il presidente Donald Trump ha definito la situazione molto volatile e ha avvertito che il cessate il fuoco resta fragile. Questo mantiene l’attenzione sul rischio di un’escalation (peggioramento del conflitto) invece di una de-escalation (riduzione delle tensioni).
Il mercato aveva già corretto dai massimi, quando i timori sulla crescita globale avevano pesato più dei rischi lato offerta. Il movimento di martedì conferma che gli operatori tornano rapidamente a comprare greggio quando le notizie dal Medio Oriente minacciano navigazione, export (esportazioni) o produzione regionale.
Lo Stretto di Hormuz mantiene alto il rischio sull’offerta
Lo Stretto di Hormuz resta il punto più sensibile per il greggio. Qualsiasi minaccia ai flussi su questa rotta può far salire rapidamente i prezzi, perché il passaggio gestisce una quota rilevante del commercio mondiale di petrolio e gas. La posizione dell’Iran sulla sovranità dello stretto aumenta il rischio sull’offerta: da qui transita circa un quinto di petrolio e gas globali.
L’aumento dei toni tra Washington e Teheran ha aggiunto pressione. L’Iran ha assunto una linea dura, mentre gli avvertimenti USA sulla fragilità del cessate il fuoco hanno tenuto il mercato in allerta per nuove interruzioni.
Questo contesto sostiene Brent e WTI perché aumenta il “premio per il rischio” (sovrapprezzo per incertezza). Non si prezzano solo barili persi: anche costi di trasporto più alti, ritardi, maggiore costo delle assicurazioni e il rischio di una produzione nel Golfo limitata più a lungo.
I colloqui USA-Cina frenano il rialzo
Il rialzo del petrolio non è stato senza ostacoli. Gli operatori seguono i prossimi incontri ad alto livello tra Donald Trump e il presidente Xi Jinping a Pechino. Si parlerà di commercio, sicurezza energetica, tensioni geopolitiche e altri temi strategici.
Per il petrolio conta il segnale sulla domanda. Un clima più disteso tra USA e Cina potrebbe sostenere le aspettative di crescita e favorire nuovi rialzi. Una linea commerciale più dura potrebbe riaccendere i timori di consumi più deboli nelle grandi economie.
Il mercato resta quindi tra due forze: il rischio Medio Oriente sostiene l’offerta (possibili carenze), l’incertezza USA-Cina frena la fiducia nella domanda. Finché il quadro non sarà più chiaro, il petrolio potrebbe restare volatile (con oscillazioni rapide) invece di muoversi in una sola direzione.
Riflettori sui dati delle scorte
Il prossimo test nel breve sono i dati sulle scorte USA. Il report settimanale dell’API è atteso martedì, seguito dai numeri dell’EIA mercoledì.
Gli operatori vogliono capire se le scorte di greggio USA continuano a scendere. Un calo (drawdown: riduzione delle scorte) indicherebbe domanda solida e potrebbe sostenere altri rialzi. Un aumento inatteso (build: crescita delle scorte) rafforzerebbe l’idea di domanda più debole e potrebbe limitare il rimbalzo.
Gli analisti si aspettavano un calo delle scorte di greggio USA. Le scorte restano un fattore chiave per il WTI, mentre sul Brent pesano di più le notizie geopolitiche.
Il contenimento dell’offerta OPEC+ continua a sostenere i prezzi
Il quadro dell’offerta resta teso. L’OPEC e gli alleati (OPEC+, gruppo che include anche la Russia) mantengono limiti alla produzione dall’anno scorso per stabilizzare il mercato.
Sette Paesi OPEC+ hanno concordato di aumentare gli obiettivi di produzione di 188.000 barili al giorno a giugno, terzo aumento mensile. Anche così, l’incremento potrebbe incidere poco se le interruzioni regionali continuano a limitare le esportazioni.
Questa disciplina sull’offerta crea una base ai prezzi quando emergono timori sulla domanda. Non elimina la volatilità, ma riduce il rischio di un calo più profondo, a meno di un forte peggioramento della domanda o di un raffreddamento delle tensioni geopolitiche.
Analisi tecnica
UKOUSD si sta muovendo in un intervallo intorno a 107,80 dopo non essere riuscito a mantenere il superamento di 120,31. Il mercato prova a stabilizzarsi dopo una correzione rapida. Nonostante la debolezza recente, l’impostazione resta positiva finché i prezzi restano sopra l’area di supporto di medio periodo 106,50–106,70 (supporto: zona in cui di solito entrano acquisti).
Il rialzo da fine febbraio a inizio maggio è stato molto forte, spinto da aspettative di offerta più scarsa e dal premio per il rischio legato alle tensioni. Il rifiuto in area 120 (resistenza: zona in cui spesso arrivano vendite) ha innescato prese di profitto (vendite dopo i guadagni), riportando i prezzi verso le medie mobili.
Dal punto di vista tecnico, il mercato entra in una fase di passaggio:
- MA5: 106,68 (media mobile a 5 giorni: media dei prezzi degli ultimi 5 giorni)
- MA10: 111,58 (media mobile a 10 giorni)
- MA20: 106,67 (media mobile a 20 giorni)
Il prezzo è vicino alle medie mobili a 5 e 20 giorni, mentre la 10 giorni resta più alta dopo il precedente rally. Questa “compressione” (medie che si avvicinano) spesso indica che il mercato sta decidendo se restare laterale o riprendere forza al rialzo.

Livelli chiave:
- Supporto immediato: 106,50 → 102,00
- Supporto principale: 95,00
- Resistenza: 110,00 → 120,31
L’area 106,50 è importante perché coincide con la media mobile a 20 giorni in salita e con i minimi recenti. Se i compratori difendono questa zona, il greggio potrebbe tentare un ritorno verso 110,00 e poi un nuovo test della resistenza vicino a 120,31.
Se invece il prezzo scende con decisione sotto 106, la correzione potrebbe estendersi verso 102–100, dove passa un vecchio livello di supporto.
La spinta si è raffreddata rispetto al rally di marzo, ma la struttura resta favorevole nel medio termine finché si formano minimi via via più alti sopra la base di aprile. Anche i volumi (quantità scambiata) sono diminuiti durante la discesa: un segnale più vicino a una pausa che a vendite forzate.
Dal lato fondamentale, il petrolio resta sensibile a sviluppi geopolitici, alle decisioni OPEC+ sull’offerta e alle aspettative sulla domanda legata alla crescita globale. Il mercato guarda anche agli indicatori di domanda cinese: un miglioramento dell’attività industriale potrebbe rafforzare rapidamente il sentiment rialzista sull’energia.
Previsione prudente
UKOUSD mantiene un’impostazione moderatamente positiva nel breve finché resta sopra 106,682 e 106,675. Un ritorno sopra 108,368 aumenterebbe le chance di test di 111,578, soprattutto se i dati API ed EIA mostrano un nuovo calo delle scorte.
Domande dei trader
Perché oggi il petrolio sta salendo?
Il petrolio sale perché le nuove tensioni in Medio Oriente riportano in primo piano il premio per il rischio geopolitico (sovrapprezzo legato a possibili crisi). Gli operatori seguono lo Stretto di Hormuz, le notizie sull’Iran e il rischio di interruzioni lungo le principali rotte marittime.
Il WTI è salito di circa 1% a 99,06 dollari al barile, mentre il Brent è aumentato di 86 centesimi circa (+0,8%) a 105,07 dollari.
Qual è il prezzo attuale di UKOUSD?
UKOUSD ha scambiato a 107,86, in rialzo di 0,278 (+0,26%).
Il massimo di seduta è stato 108,368, il minimo 107,371, apertura a 107,386 e chiusura a 107,590.
Perché lo Stretto di Hormuz è importante per il petrolio?
Lo Stretto di Hormuz è una delle rotte più importanti per il trasporto di petrolio. Qualsiasi blocco o rallentamento può aumentare i costi di spedizione, ritardare le esportazioni, ridurre l’offerta e far salire i prezzi di Brent e WTI.
In che modo le tensioni in Medio Oriente influenzano i prezzi del petrolio?
Le tensioni sostengono i prezzi perché aumentano il timore di interruzioni dell’offerta. L’irrigidimento dei toni tra Washington e Teheran pesa sul mercato, mentre Donald Trump ha avvertito che il cessate il fuoco resta fragile.
Perché i rialzi del petrolio sono limitati?
I rialzi sono frenati dai dubbi sul commercio USA-Cina e sulle prospettive della domanda. Il mercato guarda ai colloqui tra Donald Trump e Xi Jinping a Pechino: un clima più disteso aiuterebbe le aspettative di domanda, una linea più dura riaccenderebbe i timori di consumi più deboli nelle principali economie.