
Punti chiave
- L’USDX (indice del dollaro, che misura la forza del dollaro rispetto a un paniere di valute) ha scambiato a 98,799, in rialzo di 0,313 punti (+0,32%), dopo un massimo di seduta a 98,871.
- La Federal Reserve (banca centrale USA) ha lasciato invariati i tassi al 3,50%-3,75%, ma quattro membri hanno votato contro la decisione.
- Il mercato non sconta più tagli dei tassi Fed quest’anno e inizia a considerare possibile un rialzo nel 2027.
Giovedì l’indice del dollaro si è mantenuto vicino a 99, consolidando i recenti rialzi dopo che la Fed ha lasciato i tassi invariati ma con un messaggio più “da falco” del previsto, cioè più orientato a mantenere i tassi alti per frenare l’inflazione. Il tasso di riferimento (il tasso guida della banca centrale) è rimasto al 3,50%-3,75%, con quattro voti contrari.
È il numero più alto di dissensi dal 1992: un segnale che il dibattito interno si è irrigidito mentre aumentano i rischi di inflazione.
Questa spaccatura conta per il dollaro. Un membro voleva un taglio di 25 punti base (0,25 punti percentuali), mentre tre hanno contestato un testo che lasciava ancora intendere una possibile futura riduzione dei tassi. Per il mercato significa che l’orientamento della Fed potrebbe allontanarsi dai tagli e spostarsi verso una linea più neutra o più restrittiva.
Le attese sui tassi sono cambiate: per quest’anno i tagli Fed sono stati esclusi e si inizia ad attribuire una probabilità a un rialzo nel 2027. Questo dà al dollaro un sostegno più solido, soprattutto se petrolio e rischi geopolitici mantengono alta l’attenzione sull’inflazione.
Rischio Iran: cresce la domanda di beni rifugio
Il dollaro è sostenuto anche dalle tensioni in Medio Oriente. Il presidente Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti manterranno il blocco navale sull’Iran fino a un accordo sul nucleare, mentre Teheran accusa Washington di voler imporre condizioni con la pressione economica.
Secondo alcune ricostruzioni, Trump avrebbe puntato su un blocco prolungato dopo aver respinto l’ultima proposta iraniana, che rinviava i colloqui finché non fossero risolte questioni legate alle spedizioni marittime.
Il dollaro ne beneficia in due modi. Primo: lo stress geopolitico aumenta la domanda di attività “rifugio” liquide, cioè strumenti facili da comprare e vendere anche nelle fasi di volatilità. Secondo: il blocco può sostenere i prezzi dell’energia, alimentando i timori di inflazione e rendendo la Fed più prudente nel ridurre i tassi.
Questo mix favorisce il dollaro rispetto alle valute di Paesi con crescita più debole o con forte dipendenza dalle importazioni di energia. Per l’USDX saranno importanti anche le prossime mosse del petrolio: se i prezzi restano alti, il dollaro può continuare a essere sostenuto da coperture contro l’inflazione (acquisti per proteggersi dal caro-prezzi) e da flussi difensivi.
Le decisioni di BCE e BoE possono spostare l’equilibrio sul cambio
L’attenzione si sposta su Banca Centrale Europea (BCE) e Bank of England (BoE) più tardi in giornata. La BCE tiene la riunione di politica monetaria il 30 aprile: decisione alle 14:15 CET e conferenza stampa nel pomeriggio.
La Bank of England pubblicherà anche il riepilogo di politica monetaria di aprile e il verbale (resoconto dettagliato della riunione) il 30 aprile. Il Bank Rate (tasso base della BoE) è al 3,75%, mentre l’inflazione è indicata al 3,3% rispetto al target del 2%.
Queste decisioni sono rilevanti perché il dollaro ha già beneficiato del tono più restrittivo della Fed. Se BCE o BoE risultano più caute della Fed, l’USDX potrebbe salire ancora. Se invece adottano un tono abbastanza restrittivo da sostenere euro o sterlina, il rally del dollaro potrebbe fermarsi su livelli tecnici di resistenza.
Analisi tecnica
L’USDX scambia vicino a 98,80 e prova a stabilizzarsi dopo un arretramento dal massimo di 100,48. I prezzi stanno risalendo in una fase di recupero di breve. Il quadro resta di movimento laterale (prezzi che oscillano in un intervallo senza una direzione chiara), ma l’azione recente indica un tentativo dei compratori di riprendere il controllo dopo la debolezza di metà aprile.
Dal punto di vista tecnico, la spinta (momentum, cioè la velocità del movimento dei prezzi) migliora gradualmente ma non è ancora netta. Il prezzo resta sopra le medie mobili a 5 giorni (98,55) e 10 giorni (98,38), che stanno iniziando a risalire e offrono un supporto immediato. La media mobile a 20 giorni (98,54) è molto vicina ai livelli attuali: segnale di una zona di svolta (area in cui il mercato può cambiare direzione) più che di un trend pulito.

Livelli chiave da monitorare:
- Supporto (area in cui i prezzi tendono a fermare la discesa): 98,55 → 97,90 → 96,40
- Resistenza (area in cui i prezzi tendono a fermare la salita): 99,40 → 100,50 → 101,00
Il prezzo punta ora verso la resistenza a 99,40, livello che ha frenato i recenti tentativi di recupero. Un superamento stabile di questa zona potrebbe riaprire lo spazio verso 100,50, dove in passato sono emerse vendite più forti. Per confermare una ripresa più ampia servirebbe una continuazione oltre quel livello.
Al ribasso, 98,55 è il supporto immediato. Una rottura sotto questo livello indebolirebbe il recupero e metterebbe nel mirino 97,90, con il rischio di una correzione più profonda se aumentasse la pressione in vendita.
In sintesi, l’USDX prova a costruire una base dopo la correzione, con i prezzi compressi attorno alle medie mobili principali. La direzione di breve dipenderà dalla capacità dei compratori di riprendersi la zona 99,40 o dal ritorno dei venditori sotto quel livello.
Implicazioni di mercato
Un dollaro più forte può mettere sotto pressione le materie prime, le valute dei Paesi emergenti e gli asset più rischiosi. L’oro potrebbe faticare se l’USDX supera 99,406, soprattutto se i rendimenti obbligazionari restano elevati. Il petrolio è più complesso: i rischi sull’offerta possono sostenere il greggio anche quando il dollaro sale.
Per le azioni, il segnale è misto. Dollaro forte e minori speranze di tagli dei tassi possono penalizzare i titoli growth (azioni di società valutate soprattutto sulla crescita futura) e gli utili delle multinazionali. Allo stesso tempo, il dollaro può restare richiesto se gli operatori cercano protezione dai rischi legati all’Iran.
Lo scenario prudente indica un USDX solido in un intervallo finché i prezzi restano sopra 98,546 e 98,383. Un superamento netto di 98,871 favorirebbe un movimento verso 99,406. Una chiusura sopra 99,406 potrebbe riaprire la strada verso 100,481. Se BCE o BoE risultano più restrittive, oppure se le notizie sull’Iran migliorano, il dollaro potrebbe perdere slancio e tornare a testare 98,383, poi 97,910.
Domande dei trader
Perché l’indice del dollaro resta vicino a 99?
L’indice del dollaro resta vicino a 99 perché la Fed ha lasciato i tassi invariati ma ha usato un tono più restrittivo sull’inflazione.
L’USDX ha scambiato a 98,799, in rialzo di 0,313 punti (+0,32%), dopo un massimo di seduta a 98,871.
Cosa ha fatto la Federal Reserve?
La Federal Reserve ha lasciato invariato il tasso di politica monetaria, come previsto dal mercato.
La novità è nel tono: quattro membri hanno votato contro, sostenendo che la Fed non dovrebbe più far intendere una preferenza per futuri tagli. Questo evidenzia una maggiore divisione interna sulle prossime mosse.
Perché la Fed è apparsa più “da falco”?
Perché sono aumentate le preoccupazioni sull’inflazione, anche per il rialzo del petrolio e le tensioni con l’Iran.
Se l’energia resta cara, aumentano i costi di trasporto e produzione. L’inflazione scende più lentamente e la Fed ha meno spazio per tagliare i tassi.
Il mercato si aspetta ancora tagli dei tassi Fed quest’anno?
No. Il mercato non sconta più tagli dei tassi Fed quest’anno.
Gli operatori iniziano anche ad attribuire una probabilità a un rialzo nel 2027. Questo sostiene il dollaro perché tassi più alti più a lungo tendono a renderlo più attraente.
In che modo il conflitto con l’Iran sostiene il dollaro?
Attraverso la domanda di bene rifugio e il rischio inflazione.
Trump ha detto che gli USA manterranno il blocco navale sull’Iran fino a un accordo sul nucleare. Teheran accusa Washington di voler imporre condizioni con la pressione economica. Questo mantiene alto il rischio geopolitico e sostiene la domanda di dollari.