
Punti chiave
- L’USDX (indice del dollaro, misura il biglietto verde contro un paniere di valute) ha scambiato a 98,988, in rialzo di 0,050 (+0,05%), dopo un massimo intraday a 99,033.
- L’indice del dollaro è tornato in area 99,045, dopo un calo dello 0,2% giovedì.
- Il dollaro si avvia a chiudere la settimana in calo dello 0,3%, interrompendo due settimane di rialzi.
- Una bozza di accordo USA-Iran estenderebbe il cessate il fuoco di 60 giorni e allenterebbe i vincoli al trasporto marittimo nello Stretto di Hormuz.
Venerdì il dollaro USA è rimasto stabile, ma resta orientato a una flessione settimanale: i trader hanno ridotto il “premio per il rischio geopolitico”, cioè il sovrapprezzo che i mercati incorporano quando aumentano le tensioni internazionali. L’USDX ha scambiato a 98,988, in aumento di 0,050 (+0,05%) alle 05/29 08:55:02 GMT+3. Massimo di seduta a 99,033, minimo a 98,885, apertura a 98,930 e chiusura a 98,938.
L’indice del dollaro si è mosso in un intervallo ristretto (senza una direzione chiara) vicino a 99,045, dopo il –0,2% di giovedì. Punta a una perdita settimanale di circa 0,3%, che interromperebbe due settimane di rialzi. Le indiscrezioni su un’intesa tra Stati Uniti e Iran per prolungare la tregua e rendere più scorrevole la navigazione nello Stretto di Hormuz hanno ridotto la domanda di dollaro come “bene rifugio” (valuta comprata nei momenti di incertezza).
L’accordo deve ancora essere approvato dal presidente Donald Trump. Se confermato, estenderebbe la tregua di altri 60 giorni e permetterebbe il transito regolare lungo la rotta marittima, mentre i negoziatori affrontano i temi più difficili, incluso il programma nucleare iraniano.
La de-escalation mette pressione al dollaro
La debolezza del dollaro riflette un cambio di atteggiamento sul mercato. Durante il conflitto con l’Iran i trader avevano comprato dollari perché il rischio su petrolio, trasporti marittimi e inflazione favoriva flussi difensivi (acquisti per protezione). Un’estensione del cessate il fuoco ridurrebbe questa esigenza.
I future sul petrolio (contratti che fissano oggi il prezzo di acquisto/vendita a una data futura) sono scesi di oltre 1% venerdì e si avviano al peggior calo settimanale da inizio aprile. Il Brent è sceso di 1,04 dollari a 92,67 dollari al barile, mentre il WTI ha perso 1,26 dollari a 87,64. Nella settimana il Brent è in calo del 10,5% e il WTI del 9,2%.
Il calo del petrolio indebolisce una delle basi di sostegno del dollaro. Un greggio più basso riduce la pressione sui prezzi (inflazione), attenua i timori sulla crescita globale e spinge verso valute più “sensibili al rischio” (che tendono a salire quando l’appetito per il rischio aumenta). L’euro è rimasto vicino a 1,1642 dollari, la sterlina attorno a 1,3435, e il dollaro australiano è salito lievemente a 0,7165.
Il dollaro neozelandese ha guadagnato terreno, +0,4% a 0,5960 dollari, vicino ai massimi da oltre due settimane, dopo che il governatore della Reserve Bank of New Zealand (banca centrale neozelandese) ha segnalato possibili rialzi dei tassi più rapidi e più ampi.
Il rischio Fed limita i ribassi del dollaro
Il dollaro arretra sulle speranze di pace, ma la discesa resta contenuta perché l’inflazione USA è ancora elevata. Ad aprile l’inflazione statunitense è salita al ritmo più sostenuto in tre anni, anche per i precedenti rialzi dell’energia legati al conflitto. Questo rafforza l’idea che la Federal Reserve (Fed, la banca centrale USA) manterrà i tassi invariati ancora a lungo, anche nel prossimo anno.
L’indice dei prezzi PCE (Price Consumption Expenditures, misura dell’inflazione seguita dalla Fed) è salito del 3,8% su base annua, mentre il PCE “core” (al netto di energia e alimentari, per cogliere la tendenza di fondo) è cresciuto del 3,3%. I prezzi dell’energia sono aumentati del 5,5% su base mensile, sotto l’impennata del 20,9% di marzo. La spesa dei consumatori è salita dello 0,5%, ma il reddito personale è rimasto fermo e il tasso di risparmio è sceso al 2,6%, minimo da giugno 2022.
Questo fa da “pavimento” al dollaro, cioè ne limita la discesa. Se l’inflazione resta sopra l’obiettivo, la Fed potrebbe evitare un allentamento (tagli dei tassi). Se il petrolio continuasse a scendere, i timori di nuovi rialzi potrebbero ridursi, ma il mercato vuole più conferme prima di scontare un vero ciclo di politiche meno rigide.
Analisi tecnica
L’Indice del Dollaro USA continua una fase di consolidamento (movimento laterale) poco sotto 99,00, con lo slancio in frenata dopo il rimbalzo dai minimi di maggio.
- Prezzo attuale: 98,99
- MA5: 99,00 (media mobile a 5 sedute: media dei prezzi degli ultimi 5 giorni, usata per leggere il trend di breve)
- MA10: 99,11 (media mobile a 10 sedute)
- MA20: 98,68 (media mobile a 20 sedute)

Il prezzo oscilla tra le medie mobili di breve periodo, segno che manca un fattore capace di dare direzione. La MA20 resta inclinata verso l’alto e sotto i prezzi: questo indica che il recupero dall’area 97,50–98,00 è ancora valido, nonostante l’incertezza recente.
I mercati bilanciano dati economici USA solidi con l’ipotesi che la Fed possa ridurre i tassi più avanti nell’anno. Per questo il dollaro resta in un intervallo relativamente stretto invece di avviare un trend più deciso.
La prima resistenza (area in cui il prezzo tende a fermarsi) è tra 99,20–99,40, seguita dal massimo di marzo in area 100,50. Sul lato opposto, il supporto (area in cui il prezzo tende a reggere) è a 98,70, con un livello più robusto tra 97,90–98,00.
Previsioni prudenti
L’USDX potrebbe restare in laterale finché scambia tra 98,684 e 99,106. Un superamento di 99,106 aprirebbe spazio verso 100,481, soprattutto se l’intesa sul cessate il fuoco si bloccasse o se l’inflazione USA continuasse a spingere la Fed a mantenere una linea restrittiva (tassi alti per frenare i prezzi).
Domande dei trader
Perché il dollaro USA è più debole questa settimana?
Perché le notizie su un possibile prolungamento del cessate il fuoco USA-Iran hanno ridotto la domanda di dollaro come bene rifugio. L’indice del dollaro era orientato a una flessione settimanale di circa 0,3%, dopo due settimane di rialzi.
Qual è il prezzo attuale dell’USDX?
L’USDX ha scambiato a 98,988, in rialzo di 0,050 (+0,05%). Massimo di seduta a 99,033, minimo a 98,885, apertura a 98,930 e chiusura a 98,938.
Perché il dollaro ha perso slancio?
Perché il mercato ha ridotto il premio per il rischio geopolitico. La proposta di accordo estenderebbe il cessate il fuoco USA-Iran per 60 giorni e alleggerirebbe le restrizioni al trasporto marittimo nello Stretto di Hormuz.
In che modo un accordo di cessate il fuoco USA-Iran potrebbe influire sull’USDX?
Potrebbe pesare sull’USDX perché diminuirebbe l’interesse per il dollaro come bene rifugio. Se l’intesa facesse scendere petrolio e timori d’inflazione, i trader potrebbero aspettarsi meno pressione sulla Fed per mantenere tassi elevati.
Perché lo Stretto di Hormuz è importante per il dollaro?
Perché eventuali blocchi o disservizi in quell’area possono far salire il prezzo del petrolio e il rischio d’inflazione. Quando aumenta il rischio sull’energia, molti investitori comprano dollari per protezione e perché tassi più alti tendono a sostenere la valuta.