
Punti chiave
- Il cambio GBP/USD ha scambiato a 1,35823, in calo di 0,00472 (-0,35%), dopo aver toccato un minimo di seduta a 1,3548.
- I nuovi acquisti di dollari Usa hanno limitato il rimbalzo dalla zona di supporto 1,3550–1,3545 (area in cui spesso emergono compratori).
- La sterlina ha tenuto grazie al segnale della Bank of England: potrebbe servire ancora una politica più restrittiva (tassi più alti o tagli rinviati) se l’inflazione resta elevata.
- Serve una rottura stabile sopra 1,3635 prima che il mercato consideri “ripartita” la fase di recupero più ampia.
Il GBP/USD non è riuscito a proseguire il modesto rimbalzo intraday di lunedì: la nuova domanda di dollari Usa ha mantenuto pressione sulla sterlina. Il cambio ha scambiato a 1,35823, in calo di 0,00472 (-0,35%), dopo un massimo a 1,3603 e un minimo a 1,3548. Apertura a 1,35490; chiusura precedente a 1,36295.
Il mercato continua a comprare sterlina sui ribassi, ma non è ancora disposto a inseguire un vero “strappo” rialzista (breakout: superamento netto di una resistenza). Il cambio è rimbalzato dalla zona di supporto 1,3550–1,3545, ma il recupero si è esaurito con il ritorno degli acquisti di dollari.
Il dollaro ha trovato sostegno da due fattori: un orientamento più “duro” della Federal Reserve (hawkishness: maggiore disponibilità a tenere i tassi alti per frenare l’inflazione) e un nuovo aumento del rischio in Medio Oriente. Reuters riporta che il dollaro si è rafforzato per il secondo giorno dopo dati sul lavoro Usa robusti: ad aprile sono stati aggiunti 115.000 posti, quasi il doppio delle attese. In più, la nuova incertezza sull’Iran ha alimentato la domanda di “bene rifugio” (asset considerati più sicuri nei momenti di tensione). Durante quel movimento, la sterlina è scesa verso 1,3590.
Rischio Iran: domanda di dollari ancora sostenuta
L’ottimismo su un possibile accordo sul nucleare tra Usa e Iran si è ridotto dopo nuovi episodi di tensione nello Stretto di Hormuz e divergenze più ampie sul programma nucleare di Teheran. Questo penalizza il GBP/USD perché il dollaro tende a rafforzarsi quando gli operatori cercano sicurezza, soprattutto se aumentano insieme i rischi su petrolio e inflazione.
Il presidente Donald Trump ha respinto l’ultima offerta di pace dell’Iran, definendola inaccettabile, spingendo il mercato verso un posizionamento più difensivo (riduzione del rischio in portafoglio). Il Brent è salito a 105,85 dollari al barile, con i timori sulle forniture energetiche ancora presenti.
Per la sterlina è rilevante perché un petrolio più caro può aumentare l’inflazione e rendere più difficili le scelte sui tassi su entrambe le sponde dell’Atlantico. Se il mercato ritiene che la Fed debba restare restrittiva più a lungo, il dollaro può rimanere forte anche se la diplomazia Usa-Iran continua sullo sfondo.
Lo scenario prudente è che il GBP/USD fatichi ad allungare i rialzi finché il rischio su Hormuz mantiene alto il petrolio e sostiene il dollaro. Un quadro di pace più chiaro indebolirebbe probabilmente il dollaro e favorirebbe un recupero della sterlina, ma il mercato chiede conferme, non solo titoli.
Il segnale della Bank of England limita le perdite della sterlina
La sterlina non è scesa bruscamente perché la Bank of England resta cauta sull’inflazione. Ad aprile la BoE ha lasciato il Bank Rate (tasso ufficiale che guida i costi dei prestiti nel Regno Unito) al 3,75%; il Monetary Policy Committee (comitato che decide i tassi) ha votato 8 a 1 per mantenerlo invariato. Un membro ha votato per un rialzo di 0,25 punti percentuali al 4%.
L’ultima pagina di politica monetaria della BoE indica: Bank Rate al 3,75%, inflazione al 3,3% e obiettivo d’inflazione al 2%. Questo divario mantiene la banca centrale prudente, soprattutto quando i prezzi dell’energia rischiano di far risalire i costi.
Il governatore Andrew Bailey ha aggiunto che il conflitto in Medio Oriente ha influenzato le prospettive d’inflazione del Regno Unito: le interruzioni nelle forniture energetiche hanno spinto nettamente al rialzo i prezzi globali dell’energia. Ha detto che l’inflazione CPI (indice dei prezzi al consumo, la misura standard dell’inflazione) è salita al 3,3% a marzo e potrebbe aumentare più avanti quest’anno.
Questo crea un “pavimento” alla sterlina. Se l’inflazione resta persistente (fatica a scendere), la BoE potrebbe mantenere una linea restrittiva o valutare ulteriori rialzi. Il sostegno però è limitato perché anche il dollaro beneficia di attese Fed più restrittive e del rischio geopolitico.
Politica UK: minore pressione, ma non è il driver principale
La riduzione delle preoccupazioni sulla posizione politica del premier Keir Starmer ha aiutato a contenere i ribassi della sterlina. La stabilità politica conta perché riduce il “premio per il rischio” (extra rendimento richiesto dagli investitori) legato a politica fiscale, fiducia negli investimenti e riforme future.
Tuttavia, oggi non è la politica il fattore dominante. La forza principale resta il dollaro. Se le attese sui tassi Usa continuano a salire, il GBP/USD potrebbe restare bloccato anche con minori rischi interni nel Regno Unito.
Per ora, il supporto locale aiuta a difendere l’area 1,3550–1,3545, ma non basta per superare con decisione la resistenza.
Analisi tecnica
Il GBPUSD scambia vicino a 1,3582, restando sopra le principali medie mobili di breve periodo (media dei prezzi degli ultimi giorni, usata per capire la direzione). La sterlina si sta stabilizzando dopo il recupero dai minimi di inizio aprile in area 1,3159. Il quadro resta moderatamente positivo, ma la spinta rallenta sotto la zona di resistenza più ampia 1,3600–1,3720.
Dal punto di vista tecnico, l’impostazione resta leggermente rialzista. Il prezzo è sopra la media mobile a 20 giorni a 1,3539, mentre le medie a 5 giorni (1,3578) e 10 giorni (1,3556) continuano a salire. Questo allineamento indica che i compratori mantengono il controllo nel breve, anche se il rialzo è più graduale.

Livelli chiave da monitorare:
- Supporto: 1,3550 → 1,3539 → 1,3450
- Resistenza: 1,3600 → 1,3720 → 1,3869
Il cambio sta consolidando (fase laterale di pausa) appena sotto la soglia psicologica di 1,3600, area che ha più volte frenato i tentativi di salita. Un superamento netto di questa zona potrebbe riaprire spazio verso 1,3720, con il massimo di gennaio vicino a 1,3869 come riferimento più lontano.
Al ribasso, il primo supporto è sulle medie mobili di breve tra 1,3550 e 1,3539. Una discesa sotto questo “cluster” (insieme di livelli ravvicinati) potrebbe riportare la sterlina verso 1,3450, dove a fine aprile si era formata un’area di tenuta.
Gli indicatori di momentum (forza del movimento dei prezzi) suggeriscono una pausa del rialzo più che un’inversione. I compratori continuano a intervenire sui cali, ma la progressione verso l’alto è più lenta in attesa di nuovi catalizzatori macro, soprattutto legati alle attese sui tassi della Fed e alle indicazioni della BoE.
Nel complesso, il GBPUSD mantiene un orientamento rialzista prudente finché resta sopra 1,3530–1,3550, ma serve ancora una rottura decisa sopra 1,3600 per rafforzare la continuità del movimento.
Previsioni prudenti
Il GBP/USD conserva un lieve vantaggio rialzista nel breve finché resta sopra la zona di supporto 1,3538–1,3550. Una chiusura giornaliera sopra 1,3635 rafforzerebbe lo scenario positivo e potrebbe riportare in primo piano 1,37203.
Una discesa sotto 1,3538 indebolirebbe l’impostazione e sposterebbe l’attenzione verso 1,33071, soprattutto se il dollaro continua a salire per aspettative Fed restrittive e domanda da bene rifugio legata all’Iran. Il cambio potrebbe restare in range (oscillare in un intervallo) finché non arrivano segnali più chiari dai colloqui Usa-Iran, dal petrolio e dalle prossime variazioni nelle attese sui tassi di Fed e BoE.
Domande dei trader
Perché oggi GBP/USD sta scendendo?
GBP/USD scende perché i nuovi acquisti di dollari Usa hanno fermato il recupero della sterlina. Il cambio ha scambiato a 1,35823, in calo di 0,00472 (-0,35%), dopo un minimo di seduta a 1,3548.
Qual è il prezzo attuale di GBP/USD?
GBP/USD ha scambiato a 1,35823, con massimo di seduta a 1,3603 e minimo a 1,3548. Apertura a 1,35490; chiusura precedente a 1,36295.
Perché il dollaro Usa sta mettendo sotto pressione la sterlina?
Il dollaro mette sotto pressione la sterlina perché il mercato sta incorporando attese di una Fed più restrittiva e maggiore domanda di beni rifugio. Le nuove tensioni nello Stretto di Hormuz e il calo dell’ottimismo su un accordo sul nucleare Usa-Iran hanno sostenuto gli acquisti di dollari.
Come il conflitto con l’Iran influenza GBP/USD?
Influenza GBP/USD aumentando la domanda di dollari Usa e i rischi d’inflazione legati al petrolio. Quando cresce il rischio geopolitico, gli operatori spesso si spostano sul dollaro, penalizzando la sterlina.
Perché GBP/USD non è riuscito ad allungare il rimbalzo?
Perché i compratori non sono riusciti a spingere il cambio sopra la resistenza di breve. Il cross è rimbalzato dalla zona di supporto 1,3550–1,3545, ma la nuova domanda di dollari ha limitato il movimento.