L’oro sale mentre il conflitto nello Stretto di Hormuz si amplia

    by VT Markets
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    Mar 4, 2026

    Punti chiave

    • L’oro è salito per la quinta seduta di fila, vicino ai massimi delle ultime quattro settimane.
    • La notizia della possibile chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran ha aumentato i timori su carenza di energia e aumento dei prezzi.
    • Il dollaro USA resta forte, ma gli acquisti “rifugio” continuano a sostenere l’oro fisico.
    • Il petrolio in rialzo aumenta il rischio di inflazione e rende più incerti i prossimi tagli dei tassi della Fed (la banca centrale USA).

    Martedì il prezzo dell’oro ha esteso i rialzi: quinta seduta consecutiva positiva, mentre aumentano le tensioni geopolitiche in Medio Oriente (cioè legate a conflitti e rapporti tra Stati).

    L’oro spot (prezzo “a pronti”, cioè per consegna immediata) era vicino a 5.363 $ l’oncia, mentre i futures USA (contratti per comprare/vendere in futuro a un prezzo stabilito) si avvicinavano a 5.377 $. Il rialzo segue l’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran, e i mercati stanno dando sempre più peso al rischio di un conflitto lungo nella regione.

    La domanda di beni rifugio (asset considerati più sicuri nei periodi di crisi) è aumentata perché restano incertezze su durata e ampiezza del conflitto.

    La chiusura dello Stretto di Hormuz aumenta un rischio di fondo

    Media iraniani hanno riferito che un alto funzionario dei Guardiani della Rivoluzione (IRGC, una forza militare iraniana) avrebbe dichiarato chiuso lo Stretto di Hormuz, avvertendo che le navi che tentano il passaggio potrebbero essere colpite.

    Da questo stretto passa circa un quinto del petrolio mondiale. Anche un blocco breve può ridurre l’offerta di energia attesa (cioè la disponibilità di petrolio sul mercato) e aumentare i rischi per l’economia.

    Le tensioni sul petrolio influenzano direttamente le aspettative di inflazione (cioè quanto si pensa che i prezzi aumenteranno). Questo si riflette sui rendimenti reali: sono i rendimenti dei titoli “al netto” dell’inflazione, e contano molto per l’oro perché l’oro non paga interessi.

    La situazione operativa delle rotte marittime resta incerta, ma la reazione del mercato mostra quanto sia sensibile al rischio di carenza di energia.

    Oro e dollaro in rialzo insieme

    Il dollaro USA è vicino ai massimi di oltre cinque settimane, grazie anche al suo ruolo di bene rifugio.

    Di solito un dollaro più forte rende l’oro meno conveniente per chi compra con altre valute e può frenarlo. Ma questa relazione “opposta” tende a indebolirsi nei periodi di forte stress geopolitico (tensioni tra Paesi con rischio di guerra). In questi casi molti operatori comprano sia dollaro sia oro per difendersi.

    Questa forza simultanea indica che il mercato punta soprattutto a proteggere il capitale (cioè limitare le perdite), più che a sfruttare movimenti tra valute.

    Pressioni sull’inflazione e possibili effetti sulle decisioni della Fed

    Il petrolio in aumento e il minore traffico nello Stretto di Hormuz rafforzano i timori di inflazione.

    Se i prezzi dell’energia restano alti, le aspettative di inflazione possono salire e i mercati potrebbero rivedere quando la Federal Reserve taglierà i tassi.

    L’attuale rally dell’oro (fase di rialzo) riflette:

    • Rischio geopolitico immediato
    • Timori più ampi che l’inflazione resti alta più a lungo

    Il modo in cui questi fattori si combinano influenzerà la volatilità a breve (cioè quanto i prezzi oscillano rapidamente).

    Quadro tecnico (analisi grafica)

    L’oro (XAUUSD, simbolo del prezzo dell’oro contro il dollaro) scambia vicino a 5.365, circa +0,8% nella seduta, e continua a salire verso il massimo precedente a 5.598,60. Sul grafico giornaliero l’impostazione resta positiva: da febbraio i prezzi segnano massimi e minimi via via più alti, tipico di un trend rialzista. Il “pullback” (piccolo calo temporaneo dopo un rialzo) di febbraio non ha cambiato la direzione principale.

    Il prezzo resta sopra le medie mobili (medie dei prezzi su un certo numero di giorni, usate per capire la direzione). La media a 5 giorni (5.264) e quella a 10 giorni (5.177) salgono, mentre la 20 giorni (5.074) e la 30 giorni (5.057) sono più in basso e in crescita. Questo conferma una spinta rialzista forte e un trend in salita.

    La prima resistenza (area dove il prezzo può fermarsi perché aumentano le vendite) è nella zona 5.550–5.600, dove il picco precedente ha bloccato i rialzi. Una rottura stabile sopra 5.600 confermerebbe un nuovo allungo e potrebbe aprire spazio verso 5.750.

    In calo, il primo supporto (area dove il prezzo può reggere perché aumentano gli acquisti) è tra 5.250–5.300, poi un supporto più solido vicino a 5.100. Finché il prezzo resta sopra la media a 20 giorni, la struttura rialzista resta valida: eventuali discese sono più probabilmente correzioni (pause del trend) che un cambio di tendenza.

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