
Punti chiave
- L’SP500 ha scambiato a 7.530,65, in calo di 26,25 punti (‑0,35%), dopo un massimo di seduta a 7.557,85.
- I future (contratti che fissano oggi un prezzo per una data futura) sul Nasdaq 100 sono saliti dello 0,83%, quelli sull’S&P 500 dello 0,62% e quelli sul Dow dello 0,59% alle 21:12 ET (ora della Costa Est USA).
- Il greggio WTI (petrolio di riferimento USA) intorno a 91,18 dollari, in calo del 5,6%; il Brent (petrolio di riferimento globale) vicino a 97,44 dollari, in rialzo dell’1,35%.
- Venerdì l’S&P 500 ha chiuso a 7.473,47, in rialzo dello 0,37%, allungando la serie di settimane positive più lunga dal 2023.
I future su Wall Street sono saliti leggermente verso martedì: i trader hanno aumentato le probabilità di un accordo USA‑Iran che, in prospettiva, potrebbe riaprire lo Stretto di Hormuz. I future sul Nasdaq 100 sono avanzati dello 0,83%, quelli sull’S&P 500 dello 0,62% e quelli sul Dow dello 0,59% alle 21:12 ET.
Il grafico indica l’SP500 a 7.530,65, in calo di 26,25 punti (‑0,35%), alle 26/05 05:01:23 GMT+3. Il massimo di seduta è stato 7.557,85, il minimo 7.524,20, apertura a 7.557,10 e chiusura a 7.556,90.
La flessione appare come una pausa dopo i rialzi, non come un cambio di direzione. L’indice resta vicino ai massimi storici dopo i guadagni di venerdì, quando l’S&P 500 ha chiuso a 7.473,47 (+0,37%). Il Dow Jones Industrial Average è salito dello 0,58% a 50.579,70, mentre il Nasdaq Composite ha aggiunto lo 0,19% a 26.343,97. Lunedì i mercati USA sono rimasti chiusi per il Memorial Day.
Colloqui con l’Iran: più voglia di rischio
Le azioni hanno beneficiato dei segnali di avanzamento dei negoziati USA‑Iran verso un’intesa che potrebbe riaprire lo Stretto di Hormuz. È un punto chiave perché transita da lì circa un quinto delle spedizioni mondiali di petrolio e gas: anche piccoli progressi possono cambiare le attese su inflazione, rendimenti dei titoli di Stato e umore di Borsa.
Le Borse globali sono salite dopo le dichiarazioni di Trump su progressi nei colloqui per chiudere la guerra con l’Iran, mentre il petrolio è sceso per le speranze di minori interruzioni dell’offerta.
Trump ha detto che i negoziati procedono bene, ma ha avvertito che l’alternativa sarebbe un ritorno a combattimenti più intensi. Questo mantiene i mercati in un rimbalzo “prudente”: si compra lo scenario dell’accordo, ma non si elimina del tutto il sovrapprezzo legato alla guerra (il premio che il mercato incorpora nei prezzi quando il rischio geopolitico è alto).
Secondo alcune indiscrezioni, USA e Iran starebbero lavorando a un piano per riaprire lo Stretto di Hormuz circa 30 giorni dopo l’accordo, con l’Iran impegnato a rimuovere le mine per un passaggio sicuro delle navi. Intanto, l’esercito USA ha condotto attacchi “di autodifesa” nel sud dell’Iran contro postazioni di missili e imbarcazioni che tentavano di piazzare mine. Il quadro resta quindi doppio: la diplomazia può far scendere il petrolio, ma l’escalation sul campo può ribaltare rapidamente il movimento.
Il rischio Fed resta sul tavolo
Gli operatori seguono anche il primo giorno ufficiale di Kevin Warsh come presidente della Federal Reserve (la banca centrale USA). Le preoccupazioni per l’inflazione hanno riaperto il dibattito: la Fed potrebbe dover alzare i tassi (cioè il costo del denaro), non tagliarli.
La nuova guida della Fed eredita un contesto complesso: gli shock sul petrolio hanno aumentato la pressione sui prezzi, la fiducia dei consumatori è peggiorata e cresce l’esigenza di confermare la credibilità sulla stabilità dei prezzi. Warsh ha promesso una Fed orientata alle riforme, mentre il mercato valuta come gestirà inflazione e divisioni interne sulla politica monetaria (le scelte su tassi e liquidità).
Il rendimento del Treasury decennale (tasso implicito dei titoli di Stato USA a 10 anni) era al 4,504%, mentre l’ETF iShares 20+ Year Treasury Bond, TLT (un fondo quotato che replica i titoli di Stato USA a lunga scadenza), è salito di circa 0,41%. Un mercato obbligazionario stabile aiuta le azioni a difendere i guadagni. Se i rendimenti tornassero a salire, i titoli tecnologici con valutazioni elevate sarebbero più vulnerabili.
L’oro è sceso intorno a 4.542,57 dollari l’oncia, segnale di minore domanda di “bene rifugio” (asset scelto per difendersi dai rischi) con il miglioramento dell’appetito per il rischio. Resta comunque su livelli alti: i timori geopolitici e inflazione non sono spariti.
Utili del retail e consumatori sotto osservazione
La prossima prova per l’S&P 500 non riguarda solo la geopolitica. I conti delle società del retail (vendita al dettaglio) diranno se prezzi più alti della benzina e condizioni finanziarie più rigide (credito più caro e meno disponibile) stanno iniziando a pesare sui consumatori USA.
Il punto centrale è la tenuta delle famiglie. Benzina più cara riduce il reddito disponibile, mentre tassi più alti frenano gli acquisti più importanti. Se le aziende daranno previsioni più deboli, il mercato potrebbe dubitare che l’S&P 500 possa continuare a salire solo grazie all’AI (intelligenza artificiale) e a un eventuale calo dell’energia.
La forza di Wall Street di venerdì indica che la fiducia non è venuta meno. L’S&P 500 ha segnato la serie di settimane positive più lunga dal 2023, mentre il Dow ha toccato un massimo a 52 settimane (il livello più alto dell’ultimo anno). Questo sostiene il mercato, ma i prossimi risultati dovranno confermare che la domanda non sta rallentando.
Analisi tecnica
L’S&P 500 resta in trend rialzista, vicino a nuovi massimi sopra quota 7.500 nonostante una correzione contenuta nell’ultima seduta.
- Prezzo attuale: 7.530
- MA5: 7.488 (media mobile a 5 sedute: media dei prezzi degli ultimi 5 giorni)
- MA10: 7.458 (media mobile a 10 sedute)
- MA20: 7.377 (media mobile a 20 sedute)

I prezzi continuano a muoversi sopra le medie mobili di breve periodo: MA5 e MA10 restano sopra la MA20, un segnale in genere favorevole. Il rialzo dal minimo di aprile vicino a 6.318 resta valido, anche se la spinta si sta raffreddando dopo la fase di forte accelerazione di inizio mese.
La pausa recente suggerisce prese di profitto (vendite dopo i guadagni) in vista dei dati USA sull’inflazione e dei segnali della Fed, mentre i rendimenti dei Treasury si stabilizzano e il mercato ricalcola i tempi di eventuali tagli dei tassi.
La prima resistenza (area in cui il prezzo fatica a salire) è tra 7.560 e 7.600; il supporto (area in cui il prezzo tende a fermare i cali) è intorno a 7.450, poi nella zona più solida vicino a 7.300. Un superamento netto dei massimi attuali potrebbe riaprire spazio verso 7.650.
Il quadro resta positivo finché i prezzi restano sopra la MA20 e il clima di mercato non peggiora.
Previsione prudente
L’SP500 mantiene un’impostazione rialzista di breve finché resta sopra 7.487,93 e 7.377,48. Un superamento di 7.557,85 favorirebbe un movimento verso 7.663,48, soprattutto se il petrolio resta sotto 100 dollari e i colloqui con l’Iran avanzano verso un piano di riapertura di Hormuz.