Nikkei supera quota 65.000 mentre si attenuano i rischi legati al petrolio

    by VT Markets
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    May 25, 2026

    Punti chiave

    • Il Nikkei225 ha scambiato a 65.182,15, in rialzo di 1.903,45 punti (+3,01%), dopo un massimo di seduta a 65.425,15.
    • L’indice di riferimento Nikkei 225 ha superato per la prima volta quota 65.000 lunedì; i volumi ridotti per le festività hanno accentuato il movimento.
    • Il petrolio è sceso di oltre 5% dopo le dichiarazioni di Trump secondo cui i colloqui USA-Iran procedono in modo “ordinato e costruttivo”.
    • L’oro è salito sopra 4.560 $ (circa +1%): il mercato mantiene coperture di sicurezza (strumenti che proteggono da scossoni improvvisi).

    Il Nikkei 225 ha superato per la prima volta quota 65.000 lunedì, con un rialzo di oltre 3%, mentre gli operatori hanno valutato un rischio più basso di uno shock globale legato al petrolio. L’indice (il “benchmark”, cioè il riferimento principale) ha toccato un record a 65.409, mentre il più ampio Topix è salito dell’1,2%.

    Sulla piattaforma, il Nikkei225 scambiava a 65.182,15, in rialzo di 1.903,45 punti (+3,01%), alle 05/25 09:20:25 GMT+3. Massimo di seduta 65.425,15, minimo 63.750,15, apertura 63.750,15 e chiusura precedente 63.278,70.

    Le Borse globali sono salite, mentre petrolio e dollaro USA hanno perso terreno: i mercati hanno reagito alla possibilità di un accordo che riduca le tensioni con l’Iran. Restano però dubbi sui tempi di una piena riapertura dello Stretto di Hormuz, elemento che mantiene cautela. La forte dipendenza del Giappone dalle importazioni di energia rende il Nikkei particolarmente sensibile ai movimenti del petrolio.

    Petrolio in calo: vento a favore per il Giappone

    Il Giappone importa quasi tutta l’energia e una parte rilevante passa dallo Stretto di Hormuz. Se la rotta si chiude o diventa rischiosa, aumentano costi del carburante, spesa per importazioni e pressione sui prezzi (inflazione). Quando questi rischi diminuiscono, le azioni giapponesi tendono a reagire rapidamente.

    Il rialzo è seguito alle parole di Donald Trump: i negoziati con l’Iran starebbero avanzando in modo “ordinato e costruttivo”. Trump ha aggiunto che ai rappresentanti USA è stato detto di “non correre” verso un accordo, frenando l’idea di una soluzione immediata.

    La reazione sul petrolio è stata netta: il greggio è sceso di oltre 5%, cancellando parte del rialzo precedente legato al blocco dei porti iraniani e alla chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz a inizio anno. Lo stretto è un passaggio chiave che veicola circa un quinto dell’offerta mondiale di petrolio; anche una riapertura parziale ridurrebbe la pressione su carburanti, trasporti marittimi e settori sensibili all’inflazione.

    Secondo AP, il WTI (petrolio USA di riferimento) è sceso a 92,25 $ e il Brent (petrolio di riferimento internazionale) a 99,38 $ dopo le dichiarazioni di Trump sui colloqui di pace.

    Per il Giappone, il calo del petrolio aiuta su più fronti: riduce il conto delle importazioni, alleggerisce la pressione sui margini delle aziende (il profitto dopo i costi), sostiene i consumi delle famiglie e abbassa il rischio che l’inflazione importata spinga la Bank of Japan (banca centrale) a interventi più aggressivi sui tassi.

    Volumi ridotti per le festività: oscillazioni più ampie

    Il rally è arrivato con scambi ridotti (bassa liquidità, cioè meno compratori e venditori attivi). Hong Kong e Corea del Sud erano chiuse, mentre negli USA i mercati erano fermi per il Memorial Day. Con meno liquidità, i prezzi possono muoversi più bruscamente, soprattutto quando arriva una notizia macro importante a inizio settimana.

    Questo spiega parte dell’intensità del movimento: l’attenzione al petrolio, l’ottimismo sull’IA (intelligenza artificiale) e un dollaro più debole hanno sostenuto gli acquisti, ma il contesto festivo ha probabilmente amplificato il rialzo rispetto a una seduta globale “piena”.

    Il movimento resta coerente: le economie asiatiche sono esposte ai prezzi dell’energia e il Giappone è tra le più vulnerabili. Con il petrolio in calo, migliorano le prospettive per settori legati ai margini interni, ai consumi e alla competitività dell’export.

    L’oro resta richiesto come bene rifugio

    L’andamento dell’oro indica che il mercato è più ottimista, ma non tranquillo. Anche con azioni in rally e petrolio in calo, l’oro è salito sopra 4.560 $ (+circa 1%) perché molti investitori hanno mantenuto coperture (posizioni che limitano le perdite in caso di ribassi).

    L’oro è salito di oltre 1% con l’indebolimento di dollaro e petrolio sulle prospettive di un accordo USA-Iran: lo spot (prezzo “a pronti”, per consegna immediata) ha toccato 4.557,46 $ l’oncia, mentre i futures USA (contratti a termine, cioè accordi per comprare/vendere a una data futura) erano a 4.558,80 $.

    Questo mix riassume il sentiment: torna la propensione al rischio, ma resta attesa volatilità (variazioni rapide dei prezzi). Il mercato appare guidato dai titoli e dalle dichiarazioni: poche righe possono muovere il petrolio di oltre 5% e le azioni di circa 3%.

    Analisi tecnica

    Il Nikkei 225 è salito sopra 65.000 (+3% e oltre) grazie a minori timori geopolitici e a un petrolio meno “tensionato”, con aumento della propensione al rischio sulle azioni giapponesi.

    • Prezzo attuale: 65.182
    • MA5: 62.463 (media mobile a 5 sedute: media dei prezzi degli ultimi 5 giorni, usata per vedere la direzione di breve)
    • MA10: 62.451 (media mobile a 10 sedute: indicatore di tendenza di breve)
    • MA20: 61.601 (media mobile a 20 sedute: indicatore di tendenza un po’ più stabile)

    L’indice ha superato con decisione la precedente resistenza (area di prezzo dove spesso le salite si fermano) vicino a 63.800, con tutte le medie mobili di breve in forte salita. Il momentum (forza del movimento) resta positivo dopo la tenuta dell’area 62.000 a inizio mese.

    Il rialzo è stato sostenuto anche dal calo dell’ansia sul petrolio. Da grande importatore di energia e dipendente dalle rotte dal Medio Oriente, il Giappone ha beneficiato del minor timore legato allo Stretto di Hormuz.

    La resistenza immediata è ora in area 66.500, mentre il supporto (zona dove spesso arrivano acquisti e i ribassi rallentano) si è spostato più in alto verso 64.000–63.800. Se i prezzi restano sopra i livelli di “rottura” (breakout, cioè superamento di un’area chiave), lo slancio può continuare nelle prossime sedute.

    Il trend di fondo resta positivo finché i prezzi restano sopra il gruppo di medie mobili in salita e il clima globale di mercato rimane stabile.

    Previsione prudente

    Il Nikkei225 mantiene un’impostazione positiva di breve finché resta sopra 62.463,17 e 61.601,01. Un superamento di 65.425,15 potrebbe aprire spazio verso 66.680,55, soprattutto se il petrolio resta sotto i recenti picchi di tensione e i colloqui USA-Iran proseguono.

    Domande dei trader

    Perché il Nikkei 225 ha superato 65.000?

    Perché il calo del petrolio ha ridotto il timore di un’impennata dei prezzi legata all’energia (inflazione). Il Nikkei225 ha scambiato a 65.182,15, in rialzo di 1.903,45 punti (+3,01%), dopo un massimo a 65.425,15.

    Qual è il prezzo attuale del Nikkei225?

    Il Nikkei225 scambiava a 65.182,15. Massimo 65.425,15, minimo 63.750,15, apertura 63.750,15 e chiusura precedente 63.278,70.

    Perché le azioni giapponesi stanno salendo?

    Perché il petrolio è sceso dopo le indicazioni di progressi nei negoziati USA-Iran. Un petrolio più basso riduce i costi d’importazione, attenua la pressione sui prezzi e migliora le prospettive dei margini aziendali.

    Perché un petrolio più basso sostiene il Nikkei?

    Perché il Giappone importa gran parte dell’energia. Se il greggio scende, diminuiscono i costi di carburante, trasporti e produzione per molte aziende; anche le famiglie subiscono meno rincari legati all’energia.

    Di quanto sono scesi i prezzi del petrolio?

    Di oltre 5% dopo le dichiarazioni di Trump. Il calo ha ridotto parte del rialzo precedente legato al blocco dei porti iraniani e alla chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz.

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