Petrolio vicino ai 100 dollari mentre cresce il rischio di blocco da parte dell’Iran

    by VT Markets
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    Apr 29, 2026

    Punti chiave

    • CL-OIL ha scambiato a 99,194, in rialzo di 2,582 punti (+2,67%), dopo un massimo di seduta a 100,684.
    • I futures sul Brent con scadenza giugno sono saliti di 52 centesimi (+0,47%) a 111,78 dollari al barile alle 01:54 GMT, in aumento per l’ottavo giorno consecutivo. (I futures sono contratti che fissano oggi un prezzo per comprare/vendere in una data futura.)
    • I futures sul WTI con scadenza giugno sono saliti di 57 centesimi (+0,57%) a 100,50 dollari al barile, dopo +3,7% nella seduta precedente. (WTI è il greggio di riferimento USA.)
    • Dati API: scorte USA di greggio -1,79 milioni di barili nella settimana al 24 aprile; scorte di benzina -8,47 milioni; distillati -2,60 milioni. (Le scorte sono le quantità in deposito; i distillati includono soprattutto diesel e gasolio da riscaldamento.)

    I prezzi del petrolio hanno esteso il rialzo di più sedute mercoledì, dopo indiscrezioni secondo cui gli Stati Uniti prolungherebbero il blocco dei porti iraniani. Questo aumenta il rischio che le interruzioni dell’offerta dal Medio Oriente durino più a lungo di quanto il mercato stimasse fino a pochi giorni fa.

    Secondo fonti USA, il presidente Donald Trump avrebbe chiesto ai suoi collaboratori di prepararsi a un blocco prolungato dell’Iran. Il piano continuerebbe a colpire economia ed esportazioni di petrolio iraniane impedendo le spedizioni da e verso i porti. Il Brent giugno è salito di 52 centesimi (+0,47%) a 111,78 dollari al barile alle 01:54 GMT, ottavo rialzo consecutivo.

    Il contratto di giugno scade giovedì, mentre il più scambiato luglio trattava a 104,84 dollari (+0,4%). Il WTI giugno è salito di 57 centesimi (+0,57%) a 100,50 dollari dopo il +3,7% della seduta precedente, con rialzi in sette degli ultimi otto giorni. (La scadenza è l’ultimo giorno di negoziazione del contratto.)

    Il mercato resta guidato dalle notizie. I trader non reagiscono solo alla perdita di offerta attuale: prezzano anche il rischio di ulteriori ritardi nelle consegne via mare, costi assicurativi più alti, maggiore differenza tra costi di trasporto sulle rotte e cali più marcati delle scorte. (Il premio al rischio è il sovrapprezzo dovuto all’incertezza; gli spread sui noli sono differenze nei costi di trasporto.)

    Se Trump estende il blocco, le interruzioni dell’offerta potrebbero peggiorare e mantenere pressione rialzista sui prezzi del greggio.

    Hormuz mantiene vivo lo shock sull’offerta

    Il cessate il fuoco nella guerra USA-Israele con l’Iran non ha portato a un percorso di pace chiaro. Il conflitto resta in stallo mentre le parti cercano un accordo formale. L’Iran continua a limitare i flussi di navigazione nello Stretto di Hormuz, mentre gli USA mantengono il blocco sui porti iraniani. (Un cessate il fuoco è la sospensione dei combattimenti, non un accordo di pace.)

    Hormuz è uno dei principali “colli di bottiglia” energetici mondiali: da qui passa circa il 20% delle forniture globali di petrolio e gas naturale liquefatto (GNL). L’IEA (Agenzia Internazionale dell’Energia) ha indicato che il GNL in transito nello Stretto di Hormuz ha superato 112 bcm (miliardi di metri cubi) nel 2025, quasi il 20% del commercio mondiale di GNL, senza rotte alternative per Qatar o Emirati Arabi Uniti per servire i mercati usando gli impianti attuali di liquefazione. (Il GNL è gas raffreddato fino a liquefarsi per poter essere trasportato via nave.)

    Gli USA chiedono la fine di quello che definiscono il programma iraniano per armi nucleari. L’Iran chiede risarcimenti per l’ultimo ciclo di scontri, un alleggerimento delle sanzioni economiche e una qualche forma di controllo sullo Stretto di Hormuz. Questa distanza lascia il petrolio esposto a ogni notizia diplomatica.

    Per i trader, il cessate il fuoco non basta. Il greggio ha bisogno di segnali concreti di riapertura delle rotte marittime, non solo di minore attività militare. Finché non accade, ogni negoziato fallito può aggiungere un nuovo premio al rischio su Brent e WTI.

    Il calo delle scorte restringe il mercato

    La storia dell’offerta si vede ora nelle scorte. Fonti di mercato riferiscono che l’American Petroleum Institute (API, associazione di settore che pubblica una stima settimanale) ha segnalato un calo delle scorte USA di greggio per la seconda settimana. Le scorte di greggio sono scese di 1,79 milioni di barili nella settimana al 24 aprile. Le scorte di benzina sono scese di 8,47 milioni di barili, mentre i distillati sono diminuiti di 2,60 milioni di barili.

    Questi numeri rafforzano lo scenario rialzista: un calo del greggio indica offerta più stretta; un forte calo della benzina segnala maggiore tensione sui carburanti in vista della stagione estiva dei viaggi in auto; un calo dei distillati mette pressione su diesel, trasporti, industria e domanda legata al riscaldamento.

    Il mercato potrebbe leggere nuovi cali di scorte come conferma che la chiusura di Hormuz sta sottraendo barili al sistema. Se i dati ufficiali confermano il trend API, il greggio potrebbe trovare più sostegno sulle correzioni. Se invece mostrano un aumento inatteso delle scorte, i trader potrebbero prendere profitto dopo il forte rialzo. (Un take profit è la vendita per incassare i guadagni.)

    Il rischio inflazione si diffonde tra gli asset

    Petrolio sopra 100 dollari cambia il quadro. Un greggio più caro può aumentare costi di trasporto, produzione ed energia elettrica, oltre ai prezzi dei carburanti. Questo può rallentare il rientro dell’inflazione anche se la domanda si raffredda. (Per inflazione si intende l’aumento generale dei prezzi.)

    La Banca Mondiale prevede un aumento del 24% dei prezzi dell’energia nel 2026 a causa della guerra in Medio Oriente. Stima anche che il Brent potrebbe salire a 115 dollari se il conflitto persiste o si intensifica, mentre l’inflazione nelle economie in via di sviluppo potrebbe attestarsi al 5,1% o arrivare al 5,8% se il conflitto continua.

    Questo amplia l’impatto sul resto del mercato: un rialzo duraturo del petrolio può sostenere i titoli energetici, ma penalizzare compagnie aeree, logistica, consumi e azioni sensibili ai tassi. Può anche sostenere il dollaro se i trader ritengono che la Federal Reserve manterrà una politica monetaria più restrittiva più a lungo. (Politica restrittiva significa tassi più alti e meno liquidità.)

    Non ogni rialzo del petrolio colpisce subito le Borse. Se il prezzo sale per rischio di offerta, e non per crescita economica più forte, gli investitori azionari tendono a diventare più prudenti. Se il greggio continua a salire mentre le banche centrali restano attente all’inflazione, la propensione al rischio può ridursi. (La propensione al rischio è la disponibilità a investire in asset più volatili.)

    Analisi tecnica

    CL-OIL tratta vicino a 99,20, in forte recupero dai minimi recenti e di nuovo verso la parte alta del range di breve periodo dopo una fase laterale. Il rimbalzo arriva dopo una correzione dal picco a 119,40, con il prezzo che prova a ricostruire slancio appena sotto la soglia psicologica di 100. (Un livello psicologico è un numero “tondo” che spesso attira ordini.)

    Dal punto di vista tecnico, nel breve la struttura torna orientata al rialzo. Il prezzo è risalito sopra le medie mobili a 5 giorni (97,42) e 10 giorni (92,95), ora in salita e come primo supporto. La media mobile a 20 giorni (96,55) è poco sotto i valori attuali e in stabilizzazione, segnale che la correzione più ampia potrebbe perdere forza. (Le medie mobili sono la media dei prezzi degli ultimi giorni e aiutano a leggere la direzione del trend.)

    Livelli chiave da monitorare:

    • Supporto: 97,40 → 96,50 → 92,90 (il supporto è un’area in cui la domanda tende a fermare i ribassi)
    • Resistenza: 100,00 → 105,90 → 110,00 (la resistenza è un’area in cui l’offerta tende a frenare i rialzi)

    Il prezzo sta testando la resistenza a 100,00, livello-chiave. Un superamento netto e una tenuta sopra quest’area potrebbero aprire spazio verso 105,90, dove si trovano massimi precedenti e vendite. Un’accelerazione oltre quella zona aumenterebbe le probabilità di un ritorno verso 110.

    Al ribasso, 97,40 è il primo supporto. Una discesa sotto quest’area indebolirebbe il recupero e metterebbe nel mirino 96,50, con rischio di cali più profondi se i venditori riprendono il controllo.

    Nel complesso, il petrolio prova a riattivare lo slancio rialzista dopo il ritracciamento, con 100 come principale punto di confronto. Il comportamento dei prezzi su quest’area probabilmente dirà se il trend rialzista riparte o se il mercato torna laterale. (Un ritracciamento è una discesa temporanea dentro un movimento più ampio.)

    Previsione prudente

    Nel breve l’impostazione resta rialzista finché CL-OIL rimane sopra 96,555 e 97,423. Una chiusura giornaliera sopra 100,684 rafforzerebbe lo scenario di un movimento verso 105,927, soprattutto se gli USA confermeranno un blocco più lungo e i cali di scorte proseguiranno. (La chiusura giornaliera è il prezzo di fine giornata, spesso usato come conferma.)

    Un mancato superamento stabile di 100 dollari segnalerebbe prese di profitto dopo il rally del WTI (sette sedute positive su otto) e l’ottavo rialzo consecutivo del Brent. Una discesa sotto 96,555 riporterebbe l’attenzione su 92,953. Se i colloqui di pace migliorano o Hormuz inizia a riaprire, il greggio potrebbe perdere rapidamente parte del premio legato al rischio di offerta.

    Domande dei trader

    Perché il petrolio sta salendo?

    Perché il mercato si aspetta che il blocco USA dei porti iraniani duri più a lungo. Secondo le indiscrezioni, il presidente Donald Trump avrebbe chiesto di prepararsi a un’estensione del blocco, che potrebbe limitare ulteriormente le spedizioni da e verso l’Iran.

    In parallelo, l’Iran continua a limitare i flussi nello Stretto di Hormuz, una rotta chiave per circa il 20% delle forniture globali di petrolio e GNL.

    Di quanto sono saliti i prezzi?

    Il Brent giugno è salito di 52 centesimi (+0,47%) a 111,78 dollari al barile alle 01:54 GMT. Il contratto giugno scade giovedì, mentre il più scambiato luglio trattava a 104,84 dollari (+0,4%).

    Il WTI USA giugno è salito di 57 centesimi (+0,57%) a 100,50 dollari al barile dopo il +3,7% della seduta precedente.

    Perché lo Stretto di Hormuz è così importante?

    È una delle rotte energetiche più importanti al mondo: in condizioni normali vi transita circa il 20% di petrolio e GNL globali.

    Se la navigazione resta bloccata, gli acquirenti possono trovarsi con meno offerta, costi di trasporto e assicurazione più alti e consegne più lente. Questo può aggiungere un premio al rischio ai prezzi del petrolio.

    Cosa significa il blocco USA per l’offerta di petrolio?

    Un blocco prolungato dei porti iraniani può impedire più a lungo le spedizioni da e verso l’Iran. Questo rende più difficile far arrivare sul mercato le esportazioni di petrolio iraniano e può aumentare le interruzioni di offerta in Medio Oriente.

    L’analista Yang An (Haitong Futures) ha affermato che, se Trump estende il blocco, le interruzioni dell’offerta potrebbero peggiorare e continuare a spingere i prezzi più in alto. (Un analista è un esperto che interpreta dati e notizie per valutare i mercati.)

    Perché il petrolio sale anche con un cessate il fuoco?

    Perché non c’è ancora un accordo di pace definitivo. La guerra USA-Israele con l’Iran resta in stallo e le parti stanno ancora negoziando i termini della fine formale delle ostilità.

    L’Iran chiede risarcimenti, alleggerimento delle sanzioni e una forma di controllo su Hormuz. Gli USA chiedono la fine di quello che definiscono il programma per armi nucleari. Questa distanza mantiene alta la sensibilità del petrolio alle notizie.

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