
Punti chiave
- La Fed ha lasciato i tassi al 3,50%-3,75%, ma la spaccatura nel voto (8 a 4) segnala un forte dissenso su inflazione, crescita e prossime mosse di politica monetaria (cioè le decisioni sui tassi).
- Il petrolio resta la variabile macro più importante: prezzi sopra 100 dollari mantengono alte le aspettative d’inflazione (cioè ciò che famiglie e imprese si attendono sui prezzi futuri) e riducono le probabilità di tagli dei tassi.
- I principali rischi della settimana sono: la decisione sul cash rate della RBA (il tasso ufficiale australiano), i JOLTS USA (le “posizioni di lavoro aperte”, indicatore della domanda di lavoro) e venerdì i Non-Farm Payrolls USA (nuovi posti di lavoro fuori dall’agricoltura).
- Il quadro tecnico continua a indicare: possibile debolezza selettiva del dollaro, forza dell’oro, petrolio sostenuto e propensione al rischio prudente, salvo sorprese dal mercato del lavoro USA che cambino la narrativa della Fed.
I mercati iniziano la settimana con una domanda centrale: la Fed può tagliare i tassi se il petrolio continua ad alimentare l’inflazione?
La Fed ha mantenuto i tassi al 3,50%-3,75%, ma il punto chiave è stato il voto diviso. Lo scarto 8 a 4 è la decisione più spaccata del FOMC (il comitato che decide la politica monetaria USA) dal 1992: i membri non concordano più in modo chiaro sul passo successivo. Una parte vede rallentamento della crescita e vuole margini per allentare.
L’altra parte continua a vedere rischi d’inflazione, soprattutto perché l’energia si trasferisce ai costi di trasporto, ai prezzi dei beni, ai salari e alle aspettative d’inflazione.
Petrolio alto, Fed con le mani legate
Se il petrolio si stabilizza, l’inflazione può ridursi più avanti nell’anno. Se resta sopra 100 dollari o sale ancora, la Fed ha meno spazio di manovra. Non può tagliare in modo deciso se l’inflazione spinta dall’energia rischia di diffondersi al resto dell’economia.
Per questo il tono di Powell conta. Ha descritto l’economia USA come solida, con crescita attesa sopra il 2% quest’anno, sostenuta dai consumi e dagli investimenti nei data center (infrastrutture per servizi cloud e intelligenza artificiale). Non è il linguaggio di una banca centrale pronta a tagliare rapidamente: assomiglia a una fase avanzata del ciclo economico, con crescita ancora resistente ma inflazione che non rientra facilmente.
L’effetto sui mercati è evidente. Crescita forte riduce l’urgenza di tagliare. Inflazione “vischiosa” (cioè che scende lentamente) riduce lo spazio per tagliare. Petrolio alto restringe ulteriormente la libertà della Fed. Questo sostiene lo scenario “tassi alti più a lungo” e mantiene sotto osservazione rendimenti obbligazionari, dollaro, oro e azioni, che possono muoversi in modo brusco.
Ora il mercato del lavoro diventa decisivo. Venerdì i Non-Farm Payrolls USA sono attesi a 60mila, in calo da 178mila, con disoccupazione prevista stabile al 4,3%. Un dato debole può riaccendere le scommesse su tagli dei tassi, ma solo se salari e segnali sui prezzi non risultano troppo persistenti. Un dato forte darebbe alla Fed più ragioni per attendere.
Questa settimana torna sotto i riflettori l’Australia. La decisione sul cash rate della RBA (il tasso di riferimento) è seguita per un possibile rialzo dal 4,10% al 4,35%, con l’inflazione ancora al centro. Su AUDUSD (cambio dollaro australiano/dollaro USA), la reazione dipenderà dal fatto che la RBA confermi un percorso più restrittivo (cioè tassi più alti o per più tempo) o mostri maggiore cautela per i rischi sulla crescita.
I mercati potrebbero restare volatili più che direzionali. Il petrolio deve raffreddarsi prima che gli asset rischiosi (azioni e cripto) abbiano un rialzo più “pulito”. Finché ciò non accade, la Fed resta vincolata, il dollaro può restare irregolare, l’oro può trovare supporto sui cali e le azioni potrebbero aver bisogno di utili solidi o di dati sul lavoro più deboli per proseguire.
Simboli chiave da monitorare
- USDX (indice del dollaro, misura il dollaro contro un paniere di valute)
- XAUUSD (oro in dollari USA)
- USOil (petrolio USA, in genere WTI)
- SP500 (indice azionario S&P 500)
- BTCUSD (Bitcoin in dollari USA)
- USDJPY (dollaro USA/yen giapponese)
Eventi chiave della settimana
| Data | Valuta | Evento | Stima | Precedente | Commento analisti |
| Mar, 05 mag | AUD | Cash Rate | 4,35% | 4,10% | Una RBA “hawkish” (più dura sui tassi, quindi orientata a rialzi) può sostenere AUDUSD vicino a importanti aree tecniche rialziste. |
| Mar, 05 mag | USD | JOLTS Job Openings | 6,87M | 6,88M | La domanda di lavoro indirizzerà il dibattito sul prossimo taglio dei tassi della Fed. |
| Ven, 08 mag | USD | Non-Farm Employment Change | 60K | 178K | Le buste paga (nuovi occupati) possono reimpostare la direzione di USDX, XAUUSD e SP500. |
| Ven, 08 mag | USD | Unemployment Rate | 4,30% | 4,30% | Un tasso più alto può riaccendere le attese di tagli Fed. |
Conta anche il calendario della prossima settimana: CPI USA a/a (inflazione annua dei prezzi al consumo) il 12 maggio, PPI USA m/m (variazione mensile dei prezzi alla produzione) il 13 maggio, PIL UK m/m (variazione mensile del prodotto interno lordo) il 14 maggio e vendite al dettaglio USA m/m (variazione mensile) il 14 maggio. Questi dati possono chiarire se il petrolio è uno shock temporaneo sui prezzi o un problema più strutturale per la politica monetaria.
Movimenti chiave della settimana
USDX

- USDX resta sotto pressione dopo il precedente calo, ma potrebbe provare a stabilizzarsi e rimbalzare.
- L’area 98,20 è la resistenza principale (zona in cui il prezzo può fermarsi) da monitorare per segnali ribassisti.
- Se il prezzo rompe il minimo precedente a 97,399 (swing low, cioè un minimo relativo), il dollaro potrebbe tornare a indebolirsi.
USDJPY

- USDJPY è salito dall’area 158,90 e ha superato 160,45 prima di correggere.
- La correzione mette l’attenzione su eventuali nuovi venditori sui rimbalzi.
- Se il prezzo torna a salire e poi si stabilizza, possibili segnali ribassisti (price action, cioè comportamento del prezzo) da monitorare a 157,50, 158,10 o 158,70.
USOil

- USOil ha continuato a salire dopo la rottura di 103,75, poi ha ritracciato (cioè ha recuperato parte del movimento).
- La struttura di fondo lascia spazio a un’ulteriore estensione al rialzo se il prezzo si stabilizza in modo ordinato.
- Il petrolio resta il principale punto di pressione macro: forza prolungata può mantenere alta l’inflazione e il rischio di una Fed più restrittiva.
Oro

- L’oro ha superato 4633,39 ed è salito.
- Il movimento è coerente con inflazione persistente, tagli dei tassi rimandati e rischio geopolitico.
- Con il prezzo in salita, 4690 è la prossima area da monitorare per segnali di mercato.
SP500

- L’SP500 continua a salire e resta vicino ai massimi storici.
- Serve attenzione: rialzi molto estesi possono portare prese di profitto (vendite per incassare i guadagni).
- Se viene violato il minimo relativo a 7110, potrebbe essere in corso una fase di prese di profitto.
Bitcoin

- Bitcoin è salito dall’area 75.600.
- La struttura resta favorevole se la propensione al rischio tiene e il dollaro non si rafforza troppo.
- Se il prezzo entra in consolidamento (fase laterale), 77.550, 77.000 e 76.550 sono le aree chiave da monitorare per segnali rialzisti.
Sintesi
La settimana è guidata dal contesto: Fed divisa, petrolio sopra 100 dollari e crescita ancora solida rendono lo scenario complesso. Dati USA sul lavoro più deboli possono aiutare asset rischiosi e oro, ma il petrolio deve scendere perché il mercato possa prezzare con convinzione una Fed più accomodante (cioè più orientata a tagliare). Finché ciò non accade, i rialzi di SP500 e BTCUSD possono aver bisogno di conferme, USDX può restare volatile vicino alle resistenze e XAUUSD può rimanere sostenuto se inflazione e rischi geopolitici restano in primo piano.
Domande dei trader
Perché il petrolio è così importante per la Fed questa settimana?
Perché può mantenere pressione sull’inflazione anche se altre parti dell’economia rallentano. Prezzi energetici più alti aumentano i costi di trasporto, i prezzi dei beni, le aspettative d’inflazione e i salari. Questo rende più difficile per la Fed tagliare i tassi rapidamente.
Cosa significherebbe per i mercati un NFP debole?
Un NFP debole può riaccendere le attese di tagli dei tassi e indebolire il dollaro. Oro, SP500 e BTCUSD potrebbero beneficiare se il mercato legge una crescita dell’occupazione più lenta senza nuovi segnali d’inflazione. La reazione può però attenuarsi se i salari restano alti o se il petrolio continua a salire.
Cosa significherebbe per i mercati un NFP forte?
Un NFP forte rafforza l’idea di una Fed paziente. Può sostenere USDX e i rendimenti obbligazionari, e mettere pressione nel breve su oro, azioni e criptovalute. Il rischio è che lavoro forte e petrolio alto confermino lo scenario di tassi alti più a lungo.
Cosa monitorare su USDX?
Il livello chiave è 98,20. Una reazione ribassista lì può confermare che i rimbalzi del dollaro vengono ancora venduti. Una rottura sotto 97,399 aumenterebbe la pressione e potrebbe favorire EURUSD, GBPUSD, oro e altri asset sensibili al rischio.
L’oro resta rialzista questa settimana?
L’oro resta sostenuto da tagli dei tassi rimandati, rischio inflazione e tensioni geopolitiche. La prossima area da monitorare è 4690. La reazione su quel livello può indicare se i compratori restano in controllo o se serve una fase laterale più ampia.