USD/JPY sfiora quota 160 mentre le scommesse sulla Fed penalizzano lo yen

    by VT Markets
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    May 20, 2026

    Punti chiave

    • USD/JPY ha scambiato a 158,51, in calo di 0,18, pari a -0,14%, dopo un massimo di seduta a 159,097.
    • Lo yen è rimasto vicino a 159 per dollaro, area vicina a 160 che a fine aprile e inizio maggio ha fatto scattare l’intervento (acquisti di yen/vendite di dollari da parte delle autorità per frenare l’indebolimento della valuta).
    • I mercati stimano oltre il 50% di probabilità di un rialzo dei tassi della Fed a dicembre, mentre torna sotto i riflettori la riunione della BOJ del 15-16 giugno.
    • L’economia giapponese è cresciuta del 2,1% su base annua nel primo trimestre (dato annualizzato, cioè “portato” a ritmo annuo), sopra l’attesa dell’1,7%, rafforzando l’ipotesi di un rialzo BOJ.

    Mercoledì lo yen giapponese ha scambiato vicino a 159 per dollaro, mantenendo alta l’attenzione su un possibile nuovo intervento da Tokyo. USD/JPY ha trattato a 158,51, in calo di 0,18 (-0,14%) alle 05/20 06:44:15 GMT+3. Il massimo di seduta è stato 159,097, il minimo 158,835, apertura 159,026 e chiusura 159,069.

    Il cambio resta vicino all’area 160 che ha spinto le autorità giapponesi a intervenire a fine aprile e inizio maggio. Gli operatori stanno valutando quanto indebolimento dello yen Tokyo sia disposta a tollerare prima di tornare sul mercato.

    Il dollaro mantiene un vantaggio sul fronte macroeconomico. La divisa USA è rimasta vicino a un massimo di sei settimane perché i timori di inflazione legati alla guerra con l’Iran hanno aumentato le attese di un rialzo dei tassi Fed. Lo yen è rimasto vicino ai livelli “da intervento” intorno a 159, mentre i mercati attribuiscono oltre il 50% di probabilità a un rialzo Fed a dicembre.

    Le scommesse su un rialzo Fed mantengono ampio il divario dei tassi

    USD/JPY continua a trovare sostegno nelle prospettive dei tassi USA. La guerra con l’Iran ha mantenuto alti i prezzi del petrolio, ha complicato i flussi energetici e ha riacceso le pressioni sui prezzi. Di conseguenza, il mercato ha ridotto le aspettative di tagli dei tassi e ha aumentato il rischio di una nuova stretta Fed (cioè tassi più alti).

    L’indice del dollaro (misura del biglietto verde contro un paniere di valute) era a 99,306, in rialzo di oltre 1% a maggio, mentre il Brent (petrolio del Mare del Nord, riferimento globale) teneva area 110,8 dollari al barile. Un petrolio più caro mantiene vivo il rischio inflazione e lascia meno spazio alla Fed per allentare la politica monetaria.

    Il divario dei tassi continua a pesare sullo yen. I rendimenti USA restano elevati, mentre la Bank of Japan si muove con gradualità. Se l’inflazione USA non rallenta o se i rendimenti dei Treasury non scendono, gli operatori potrebbero continuare a comprare USD/JPY sui ribassi.

    Rischio rialzo BOJ: frena le vendite di yen

    Il quadro per il Giappone non è più a senso unico. Dati interni solidi rafforzano l’ipotesi di un nuovo rialzo dei tassi della Bank of Japan.

    L’economia giapponese è cresciuta del 2,1% a ritmo annuo nel primo trimestre, sopra l’attesa dell’1,7%. Su base trimestrale (da un trimestre al successivo), il PIL è salito dello 0,5%, oltre il 0,4% previsto. Consumi privati e investimenti (spesa in beni strumentali, cioè macchinari e attrezzature) sono aumentati dello 0,3%, mentre la domanda estera netta (export meno import) ha aggiunto 0,3 punti percentuali alla crescita.

    Questi dati danno alla BOJ più margine d’azione. Un’economia più forte regge meglio costi di finanziamento più alti (prestiti e mutui). Inoltre, offre ai decisori una base più solida per sostenere lo yen tramite i tassi, non solo con interventi sul cambio.

    Anche il segretario al Tesoro USA Scott Bessent ha sostenuto l’indipendenza della BOJ e fondamentali giapponesi più solidi. I mercati prezzano (cioè incorporano nei prezzi) un’80% di probabilità di un rialzo BOJ da 0,75% a 1% alla riunione del 15-16 giugno.

    Rischio intervento di nuovo elevato vicino a 160

    Tokyo ha già mostrato di essere pronta ad agire. Diversi funzionari hanno indicato che non ci sarebbe un limite alla frequenza degli interventi se i movimenti del cambio diventassero disordinati (troppo rapidi e instabili).

    Lo yen ha restituito gran parte dei guadagni ottenuti con l’ultimo intervento. Questo mantiene cauti gli operatori vicino a 160, anche se il dollaro resta sostenuto.

    L’intervento può causare movimenti bruschi nella giornata, ma raramente cambia la direzione di fondo senza l’aiuto dei tassi. Se la Fed restasse restrittiva (orientata a tassi alti) e la BOJ esitasse, USD/JPY potrebbe recuperare dopo ogni scossone da intervento. Se invece la BOJ alzasse i tassi a giugno e segnalasse ulteriori rialzi, lo yen potrebbe trovare un supporto più solido (un “pavimento” più alto).

    Il petrolio mantiene pressione sul Giappone

    Il conflitto in Medio Oriente aggiunge un problema per il Giappone. Un petrolio caro indebolisce lo yen perché il Paese dipende dalle importazioni di energia. Carburanti più costosi peggiorano il saldo commerciale (export meno import), alzano i prezzi all’importazione e riducono la spesa delle famiglie.

    La guerra con l’Iran ha già destabilizzato il mercato dell’energia e ha chiuso lo Stretto di Hormuz, mantenendo elevato il petrolio. Questo rafforza il dollaro come “bene rifugio” (valuta cercata nei momenti di rischio) e aumenta il vantaggio legato all’inflazione, mentre il Giappone affronta costi d’importazione più alti.

    Per Tokyo il mix di politica economica diventa complesso. Uno yen più debole aumenta l’inflazione importata (rialzo dei prezzi perché i beni esteri costano di più in yen). Il petrolio caro aggiunge pressione. Un rialzo BOJ può sostenere lo yen, ma può anche rallentare la crescita se famiglie e imprese risentono di tassi più alti.

    Analisi tecnica

    USD/JPY scambia intorno a 158,85, dopo essersi stabilizzato in seguito al forte calo di inizio maggio, simile a quello visto durante un intervento, che aveva spinto il cambio sotto 156,00. Il rimbalzo dai minimi è stato ordinato, ma la spinta sta rallentando mentre il cambio fatica sotto la zona di resistenza (area dove le vendite tendono a bloccare la salita) 159,00–160,70.

    Dal punto di vista tecnico, il recupero resta fragile:

    • MA5: 158,78
    • MA10: 158,01
    • MA20: 158,19

    MA indica “media mobile” (media dei prezzi degli ultimi giorni, usata per capire la direzione del mercato). Il prezzo è ancora sopra le medie mobili a 10 e 20 giorni, segnale leggermente positivo nel breve. Tuttavia, le ultime candele (il grafico a candele mostra prezzi di apertura, chiusura, massimo e minimo) indicano esitazione sotto i massimi recenti, segno che la forza dei compratori sta diminuendo avvicinandosi a una resistenza più importante.

    Livelli chiave:

    • Resistenza immediata: 159,00 → 160,70
    • Resistenza principale: 161,40
    • Supporto: 158,00 → 156,40
    • Supporto principale: 153,90 → 152,00

    Il livello 160,70 resta cruciale. In passato ha innescato forti cali e rimane un punto sensibile per le autorità giapponesi se lo yen dovesse indebolirsi troppo rapidamente.

    In termini di struttura del movimento, USD/JPY si muove ora in un recupero più stretto dopo la brusca discesa di inizio mese. Il rimbalzo è meno energico rispetto a marzo e aprile, segnalando prudenza tra i compratori per il rischio di intervento.

    Dal lato dei fondamentali (fattori macro come tassi, crescita e inflazione), il cambio bilancia due forze:

    • Rendimenti USA più alti e rinvio dei tagli Fed sostengono il dollaro.
    • Preoccupazioni per la debolezza dello yen e possibili interventi limitano la salita.

    Il mercato osserva anche la BOJ. Anche cambiamenti contenuti nel linguaggio su acquisti di titoli di Stato, inflazione o normalizzazione della politica (ritorno a tassi e misure più “normali” dopo anni di stimoli) potrebbero rafforzare rapidamente lo yen se gli operatori percepissero un orientamento più “hawkish”, cioè più propenso ad alzare i tassi per combattere l’inflazione.

    I volumi (quantità scambiata) sono diminuiti rispetto al calo legato all’intervento, segnale di una fase di consolidamento (prezzi in pausa in un range) più che di una nuova rottura direzionale.

    Se USD/JPY tornasse sopra 159,00, diventerebbe probabile un nuovo test di 160,70. Al contrario, ripetuti fallimenti sotto quell’area potrebbero favorire prese di profitto (chiusura di posizioni in guadagno) e riportare il cambio verso 158,00 e potenzialmente 156,40.

    Previsione prudente

    USD/JPY mantiene un’impostazione leggermente rialzista finché resta sopra 158,187 e 158,018. Un superamento di 159,097 aprirebbe spazio verso 160,716, dove il rischio di intervento potrebbe aumentare rapidamente.

    Una discesa sotto 158,018 indebolirebbe il quadro di breve e sposterebbe l’attenzione su 156,402. La prossima direzione dipende da tre fattori: aspettative di rialzo Fed, segnali BOJ in vista del 15-16 giugno e decisione di Tokyo su un eventuale nuovo intervento (acquisti di yen) se il cambio tornasse verso 160.

    Domande dei trader

    Perché USD/JPY è vicino a 159?

    USD/JPY è vicino a 159 perché lo yen è sotto pressione per la forza del dollaro, i rendimenti più alti dei Treasury (titoli di Stato USA) e l’aumento delle attese di un rialzo dei tassi della Federal Reserve più avanti nell’anno.

    USD/JPY ha scambiato a 158,51, in calo di 0,18 (-0,14%), dopo un massimo di seduta a 159,097.

    Qual è il prezzo attuale di USD/JPY?

    USD/JPY ha scambiato a 158,51.

    Il massimo di seduta è stato 159,097, il minimo 158,835, apertura 159,026 e chiusura 159,069.

    Perché lo yen è sotto pressione?

    Lo yen è sotto pressione perché il dollaro resta sostenuto dai timori di inflazione, dai rendimenti più alti dei Treasury e dalle aspettative di un rialzo Fed.

    Il conflitto prolungato in Medio Oriente ha mantenuto alto il petrolio, penalizzando lo yen perché il Giappone dipende dall’energia importata.

    Perché il livello 160 è importante per USD/JPY?

    Il livello 160 è importante perché in passato ha innescato l’intervento delle autorità giapponesi a fine aprile e inizio maggio.

    Se USD/JPY si avvicina a 160, gli operatori possono diventare più prudenti per il rischio di un nuovo intervento di Tokyo a sostegno dello yen.

    Il Giappone potrebbe intervenire di nuovo per sostenere lo yen?

    Il Giappone potrebbe intervenire se USD/JPY si muovesse rapidamente verso 160 o se l’indebolimento dello yen diventasse disordinato.

    Diversi funzionari di Tokyo hanno indicato che le autorità potrebbero intervenire anche più volte, se necessario, sul mercato dei cambi.

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