Rischio geopolitico e oro
Un conflitto regionale più ampio o un’interruzione delle forniture di energia potrebbe spingere l’oro ancora più in alto tramite petrolio più caro, aspettative di inflazione più alte e rendimenti reali bassi. Se le tensioni restano sotto controllo e i flussi energetici non vengono colpiti, il primo movimento di “fuga dal rischio” (cioè vendita di asset rischiosi e acquisto di asset difensivi) potrebbe ridursi man mano che cala il premio di rischio sul petrolio (cioè il sovrapprezzo legato alla paura di problemi di offerta). Altri fattori che muovono l’oro includono forti acquisti delle banche centrali e aspettative di tagli dei tassi più avanti quest’anno. Questi elementi possono limitare le discese anche se le tensioni si stabilizzano: le correzioni (ribassi temporanei) potrebbero essere moderate, senza cambiare la tendenza generale. Vediamo l’oro avvicinarsi a 2.550 dollari l’oncia mentre i mercati valutano gli eventi del fine settimana tra Stati Uniti, Israele e Iran. Questo aggiunge un nuovo premio di rischio geopolitico, e suggerisce che i trader potrebbero considerare posizioni rialziste tramite futures (contratti per comprare o vendere a una data futura a un prezzo concordato) oppure acquistando opzioni call (diritto, non obbligo, di comprare a un prezzo prefissato) per sfruttare un possibile rialzo. L’attuale contesto rafforza il ruolo dell’oro come copertura principale contro i conflitti (uno strumento per ridurre il rischio in portafoglio). Nel breve periodo i prezzi saranno instabili e guidati dai titoli di giornata, creando opportunità per chi usa le opzioni. Riteniamo che strategie che guadagnano dai movimenti di prezzo, come long straddle o strangle, possano funzionare: una long straddle compra una call e una put (diritto di vendere a un prezzo prefissato) con lo stesso prezzo di esercizio; una long strangle compra call e put con prezzi di esercizio diversi. In entrambi i casi si può trarre beneficio da un forte movimento in su o in giù senza dover prevedere la direzione.Strategie con derivati per l’instabilità
Anche se le tensioni diminuiscono, il supporto di fondo per l’oro resta forte per via del cambio di politica della Federal Reserve (la banca centrale USA) previsto fino al 2025. Con il tasso Fed Funds (il tasso di riferimento USA per i prestiti interbancari a breve) ora al 3,75%, sotto il massimo precedente, il costo opportunità di detenere oro che non rende interessi è molto più basso. Questo contesto dovrebbe mantenere i rendimenti reali bassi e sostenere i prezzi dell’oro. Inoltre, vediamo una base solida nel mercato grazie a forti acquisti strutturali (domanda costante e di lungo periodo). Le banche centrali hanno continuato a comprare, aggiungendo oltre 1.030 tonnellate alle riserve nel 2025, mantenendo un ritmo molto elevato come negli anni precedenti. Questa domanda suggerisce che eventuali cali dei prezzi saranno probabilmente contenuti, rendendo interessante vendere put “molto lontane dal prezzo” (out-of-the-money: opzioni put con prezzo di esercizio sotto il prezzo attuale), una strategia spesso usata per incassare un premio (l’importo pagato per l’opzione). Il rischio di un conflitto più ampio potrebbe anche far salire i prezzi dell’energia, aumentando le aspettative di inflazione. Con il Brent (il principale riferimento per il prezzo del petrolio) già oltre 95 dollari al barile sulle ultime notizie e l’inflazione “core” (che esclude componenti molto variabili come energia e alimentari) ancora alta intorno al 3,1% a fine anno scorso, un ulteriore shock del petrolio potrebbe favorire l’oro. Un dollaro più forte potrebbe rallentare i rialzi, ma riteniamo che la motivazione di fondo per detenere derivati sull’oro resti solida.
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